Conte fra paura e voglia di futuro azzurro

Il ct: «Non arrendiamoci al terrore. Il domani? Innamorato dell’Italia ma contano i risultati». La difesa sotto esame
Bologna, la grassa Bologna, si era vestita a festa per la partita della Nazionale con la Romania. Abito da sera, un trucco leggero e la voglia di divertirsi senza l’assillo del risultato. Poi i fatti di Parigi, lo stadio che diventa simbolo da abbattere, obiettivo sensibile. E così a Bologna riemergono i fantasmi del passato, quella strage alla stazione del 1980, figlia di un terrorismo diverso nella matrice ma identico nella brutalità e nelle conseguenze. Sono attesi ventimila spettatori, l’ordine pubblico è stato raddoppiato con la presenza di 150 uomini delle forze dell’ordine, squadre guardate a vista e controlli nella zona dello stadio.
Ovviamente gli attentati di Parigi caratterizzano la vigilia della partita amichevole e più che di schemi e di dubbi di formazione Antonio Conte ci mette la faccia ed entra anche sulla questione con la decisione che lo caratterizzava nella sua vita precedente da mediano.
«Sono convinto che bisogna combattere questi atti inspiegabili – afferma il ct – andando avanti e facendo quello che dobbiamo fare, non facendoci intimidire. Altrimenti la daremmo vinta al male, e questo non deve accadere».
Insomma, “The show must go on” ma non perché lo richiede l’industria dello spettacolo ma per non farsi piegare dalla logica del terrore.
«Abbiamo vissuto tutti con grande sgomento. Siamo rimasti allibiti – ha proseguito il tecnico azzurro – sono dei fatti di terrorismo che ci fanno riflettere. Inevitabile che possano anche generare del timore, della paura.
La soglia dell’attenzione dovrà salire, essere molto alta, se vogliono colpire diventano pericolosi. Soprattutto il tempo non deve far dimenticare che la soglia deve restare alta, perché il tempo ammorbidisce posizioni e controlli. Dobbiamo lottare, prevenire, combattere con tute le forze. Tutti i paesi devono farlo. Se ho paura? Sono cose che ci portano a riflessioni profonde, stavolta non c’è stato un obiettivo, hanno preso a caso. Questo deve fare preoccupare. La paura non deve sopraffarci, altrimenti si smette di vivere».
Dal terrore al contratto, una questione che caratterizzerà i prossimi mesi. In questo caso Conte fa melina.
«Ci sarà tempo per parlare in futuro con la Federazione, – ha detto l’allenatore – ma so anche che tanto dipenderà dal risultato, da come le cose andranno. Ho presente ciò che è successo un anno e mezzo fa, quando Prandelli firmò il rinnovo del contratto e dopo due mesi fu costretto a dare le dimissioni perché non andò bene (ai Mondiali in Brasile, ndr). Fossimo figli del lavoro ragionerei in maniera diversa, ma siamo figli del risultato».
Dai numeri importanti del contratto a quelli modulabili dello schema. Già, contro la Romania il ct potrebbe essere tentato da quel “3-5-2” di juventina memoria anche se il vangelo azzurro per ora riporta solo il “4-4-2”.
«Abbiamo iniziato una strada e la stiamo percorrendo per cercare di esaltare le nostre caratteristiche, anche perché vogliamo giocare un calcio propositivo e non di attesa». Insomma, giuramento di fedeltà ad un “4-4-2” che contro il Belgio ha esaltato la fase offensiva ma non si è rivelato affidabile sotto il profilo difensivo.
E quindi Chiellini che oggi disputerà l’82esima partita in azzurro («Sarebbe auspicabile un messaggio di noi tutti giocatori, musulmani e non musulmani, un messaggio condiviso») verrà sposato a sinistra con Barzagli al fianco di Bonucci, El Shaarawy al posto di Candreva dall’inizio e Soriano nel ruolo di Parolo. Confermato il tandem Pellè-Eder mentre Giaccherini dovrebbe entrare a partita in corso. Certo la Romania non è il Belgio, non figura nella hit-parade della Fifa ma è pur sempre una squadra di livello e tradizione ed esprime quel gioco “danubiano” che storicamente dà fastidio all’Italia.
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