D’Aversa: ho un bel gruppo ecco perché il Lanciano vola

11 Settembre 2014

L’allenatore della Virtus: «Buona partenza, ma guai a sentirsi appagati Conte? E’ il numero uno, anch’io valuto prima gli uomini e poi i giocatori»

LANCIANO. La sta plasmando a sua immagine e somiglianza. Lui, Roberto D’Aversa, grintoso e determinato, sta creando una squadra che corre, lotta, è corta, compatta e cinica sotto porta. Caratteristiche che hanno determinato un avvio per alcuni sorprendente dei rossoneri e i complimenti per il lavoro di D’Aversa. Che però non si scompone e, nonostante l’emozione che dice di provare ogni volta che vede i suoi ragazzi scendere in campo, resta con i piedi per terra.

D’Aversa, si aspettava una partenza così, con quattro punti in due partite contro squadre blasonate?

«Non me lo aspettavo, ma me lo auguravo. Non mi aspettavo una partenza così importante considerando anche il valore degli avversari, ovvero Catania e Modena».

La sorprende di più questo avvio della Virtus o la fatica fatta dalle grandi squadre come Catania e Bologna?

«Catania e Bologna sono retrocesse e metabolizzare una retrocessione non è semplice. Poi il campionato di B è diverso dalla A. Ma sono squadre che alla lunga dimostreranno il proprio valore. E’ accaduto al Palermo lo scorso anno: inizio da dimenticare e poi record di punti».

Molti tifosi hanno sottoscritto gli abbonamenti nelle ultime due settimane, in parte è anche merito suo?

«Penso che il mio operato conti poco. Gli abbonamenti sono partiti subito bene segno della fiducia incondizionata verso la società e i ragazzi. E che ci siano tanti tifosi mi fa piacere soprattutto per i ragazzi che stanno mettendo in campo quello che chiedo in allenamento, ovvero corsa, grinta e determinazione».

Come sta vivendo questo momento?

«Cerco di non farmi distrarre. Preferisco estraniarmi e non farmi coinvolgere dai commenti. Che ora sono positivi ma ci saranno – anche se non me lo auguro – quelli negativi. Non vorrei poi commettere qualche errore per il troppo entusiasmo».

Ha appena parlato di entusiasmo: quanto è importante nel calcio?

«Le vittorie e l’entusiasmo conseguente fanno lavorare meglio in settimana. Anche da giocatore ricordo che quando tornavo in campo dopo una vittoria mi sentivo più sereno. Ma non bisogna sentirsi appagati. Va bene l’entusiasmo, ma bisogna restare concentrati e guardare avanti».

Nelle prime due gare ha puntato sulla vecchia guardia.

«Ora non è più il momento di parlare di zoccolo duro, veterani, vecchia guardia perché siamo un gruppo. C’è qualcuno che si è allenato di più, chi o di meno e qualcun altro ancora da solo. Ed è logico che lo schieramento in campo rispecchia queste differenze oltre ad essere il frutto di quanto si fa in allenamento. Anche chi è in panchina o in tribuna fa parte del gruppo. Che è fantastico».

Come sta vivendo i paragoni con mister Baroni e la passata stagione?

«Non mi piace fare paragoni perché ogni anno è diverso dall’altro; ci sono rose diverse, situazioni diverse. Poi bisogna aspettare per dare giudizi. Non bastano due partite».

Lei è amico di Antonio Conte e, per una strana coincidenza, avete da poco intrapreso nuove avventure entrambi, lei a Lanciano, lui in nazionale. E con risultati positivi...

«Con lui condivido il modo di pensare il calcio. Lui valuta prima gli uomini, poi i giocatori, perché nei momenti di difficoltà è l’uomo quello su cui puoi contare. Poi, per me, lui è il numero uno, come ho più volte ripetuto, per molte ragioni. In primis perché è stato in grado di cambiare il suo credo. Ovvero ha rinunciato al 4-2-4 che usava a Bari e lo ha adattato ai giocatori a disposizione passando al 3-5-2. Non è da tutti, molti restano aggrappati ad un modulo e di una rosa ampia magari fanno girare solo quei 15 giocatori che si adattano a quel modulo. Conte è bravissimo ad ottenere sempre il 110% da ogni giocatore».

In campo, sabato a Varese, ci sarà Petkovic, da avversario. E’ rammaricato per non averlo preso questa estate?

«No. Non è stato deciso da noi. L’avremmo preso, si è allenato con noi. Ci sono state difficoltà esterne. La società ha operato bene».

Teresa Di Rocco

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