Giampaolo con il papà, ex sindaco di Chieti, Francesco Ricci

PALLACANESTRO

Da Chieti all’Italbasket, Ricci orgoglio teatino 

L’ala 26enne della Nazionale: «La mia città nel cuore e spero che la pallacanestro torni ad alti livelli»

CHIETI. «In carriera, ogni volta che ho detto che sono di Chieti, ho ricevuto sempre parole di apprezzamento per la tradizione cestistica della città. Per la passione e la competenza di una piazza comunque importante nel panorama del basket nazionale. E la cosa mi ha riempito d’orgoglio».

Così, direttamente da Treviso, dove Giampaolo Ricci è impegnato in un raduno della nazionale sperimentale, guidata da Romeo Sacchetti, dopo l’ennesima stagione positiva in serie A1 con la maglia di Cremona, arriva un augurio alla Teate Basket in vista del prossimo campionato di serie B. «Spero che in breve tempo Chieti possa tornare a determinati livelli», continua Giampaolo, 27 anni a settembre, 200 cm e una laurea in matematica in arrivo. «Ho iniziato giocando a calcio ma poi la pallacanestro ha preso il sopravvento al campetto della scuola media De Lollis pensando a quello della Villa comunale in abbandono, quartier generale di diverse generazioni come mi raccontavano in famiglia. Tre anni di liceo allo Scientifico Masci, le serate in piazza della Trinità, gli amici, le prime soddisfazioni nei campionati giovanili e, dopo un torneo estivo, a diciassette anni il passaggio dalla società di Cesidio Di Masso alla Stella Azzurra Roma». Tradizionale fucina di talenti. Una storia di famiglia, quella legata alla palla a spicchi. Da papà Francesco, ex sindaco della città, a mamma Marisa e allo zio Bruno passando per il fratello maggiore Pierbruno. Tutti sotto canestro a condividere una passione.
Da Roma a Casalpusterlengo, quindi Verona, Tortona e, appunto, Cremona. Si era anche parlato, anni fa, di un ritorno a Chieti?
«Chieti è sempre nel mio cuore ma, anche al di là dell’aspetto economico, ovunque sono andato mi sono trovato molto bene. In futuro, chissà, potrei anche fare una scelta diversa».
Prime esperienze sotto canestro pensando ad un giovane concittadino, Stefano Mancinelli, di otto anni più grande, che diventa capitano della Nazionale.
«Da avversario l’ho incontrato quando ero a Casalpusterlengo e lui a Torino. Ricordo che, in occasione di un raduno, ho avuto modo di incrociarlo al PalaDozza di Bologna dove Stefano rappresenta un mito per la tifoseria della Fortitudo. Ci siamo salutati con simpatia e la sua carriera resta per me un esempio».
Negli ultimi dieci anni, cosa è cambiato nel nostro basket?
«Al di là delle categorie e della presenza di giocatori americani, domina sempre più l’atletismo, magari a scapito dell’insegnamento dei fondamentali e, se non hai importanti doti fisiche, non vieni preso abbastanza in considerazione».
Parliamo di Chieti. Una squadra in serie B, un’altra in C Gold e un’altra ancora in C Silver. Segno di salute per l’intero movimento?
«Sicuramente sì. Bisognerebbe però fare un salto deciso verso l’alto perché una città di piccole dimensioni deve unire le forze e non disperderle. Per puntare verso obiettivi ambiziosi e migliorare la crescita degli stessi giovani».
La scorsa estate il titolo europeo universitario con il Cus Bologna, vacanze in palestra anche quest'anno?
«Quasi. Un paio di week-end a Berlino e Vienna con la mia ragazza, ma farò di tutto per godermi il mare dalle parti di Ortona subito dopo Ferragosto».

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