DAL CT A TAVECCHIO CHI RIFORMA IL CALCIO?
Ventura è un ct sfiduciato. I tifosi lo hanno scaricato, probabilmente anche la squadra e la federazione. Però, ora bisogna andare avanti, perché gli impegni sono ravvicinati e, soprattutto, perché...
Ventura è un ct sfiduciato. I tifosi lo hanno scaricato, probabilmente anche la squadra e la federazione. Però, ora bisogna andare avanti, perché gli impegni sono ravvicinati e, soprattutto, perché non si può complicare una situazione di per sé confusa e precaria con un (avventato) cambio in panchina. Vuoi perché non c’è una valida e concreta alternativa vuoi perché così facendo l’obiettivo di qualificarsi per i Mondiali diverrebbe più difficile. Ventura ci ha messo del suo ed è sulla graticola anche per la scellerata impostazione e gestione della sfida persa il 2 settembre scorso a Madrid contro la Spagna. Ma il problema del calcio italiano non è (solo) Ventura. Se le leghe di serie A e B sono commissariate e se a capo della federazione c’è Carlo Tavecchio, che durante la sua gestione non è andato oltre l’ordinaria amministrazione spesso svolta male, non ci si può e non ci si deve lamentare.
Se la gran parte dei club sono indebitati e spendono i soldi che arrivano dalle televisioni senza guardare oltre il palmo del naso i risultati non possono che essere questi. D’altronde, al sorteggio dei gironi era preventivabile chiudere al secondo posto dietro la Spagna. Che è avanti, molto avanti rispetto all’Italia. Sia come club che come Nazionale. E poi qual è il materiale tecnico a disposizione? A parte la Juve negli ultimi anni chi ha fatto strada in Europa? Ci siamo già dimenticati che ai Mondiali del 2014 siamo usciti al primo turno della fase finale? E che l’eliminazione ai quarti degli Europei è passata come un buon risultato? Questa è l’Italia oggi, è un’italietta che, tra l’altro, rappresenta anche le difficoltà della società civile. Non c’è un progetto federale, non c’è un’idea da perseguire. E se durante l’inverno del 2016 la federazione si fa cogliere di sorpresa dall’addio di Conte accade che l’unico tecnico disponibile e accessibile sul mercato sia Ventura con i suoi pregi e difetti. Il problema è che gli è stato offerto un prolungamento biennale del contratto, fino al 2020. Una mossa errata. Come errato è il comportamento del tecnico che in panchina si mostra insofferente e poi si appella alle assenze, ai giocatori fuori condizione e quant’altro. Vedere Chiellini che fa il difensore, il centrocampista e l’attaccante conferma la sensazione che il ct non abbia la squadra in pugno. Probabilmente, l’ha persa la notte di Madrid, quella del 4-2-4 tanto presuntuoso quanto utopistico.
Il problema non è l’Italia, ma il calcio italiano; il problema non è Ventura, ma chi l’ha chiamato. E, soprattutto, chi ha scelto e votato questo vertice della federazione. E’ il calcio italiano che va riformato. Già, ma chi lo riforma?

