DALL’ENTUSIASMO AI VELENI: CHE TONFO!

Ma vale la pena parlare ancora di calcio a Pescara? Domenica lo stadio semivuoto, l’ennesima sconfitta, i fischi e gli insulti alla squadra e al presidente che ieri ha subito un’altra pesante...
Ma vale la pena parlare ancora di calcio a Pescara? Domenica lo stadio semivuoto, l’ennesima sconfitta, i fischi e gli insulti alla squadra e al presidente che ieri ha subito un’altra pesante minaccia con la bomba-carta lanciata sotto casa. Un inferno in campo e fuori che accompagna la peggiore stagione in ottanta anni dei biancazzurri. Della precedente esperienza in serie A restano le 28 sconfitte con le quali il Pescara ha cancellato il record negativo che il Venezia aveva stabilito nel lontanissimo 1949, questa volta può fare anche peggio del Treviso che chiuse il campionato 2007-08 all’ultimo posto con 3 vittorie e appena 21 punti. Difficile che nelle ultime tre partite (Bologna e Fiorentina in trasferta e Palermo in casa) riesca a togliersi di dosso la maglia nera, altrettanto utopistica la possibilità che possa far meglio degli attuali detentori del fallimentare primato (servirebbero tre vittorie, ovvero una più di quelle ottenute in 35 giornate di campionato). Pensare che il Pescara possa tirarsi fuori in fretta dal fosso in cui è riuscito a precipitare è semplicemente folle e, al riguardo, vale la pena ricordare cosa è successo dopo la precedente promozione in serie A.
Anche allora esplose la contestazione, furono bruciati sei allenatori (Stroppa, Bergodi, Bucchi, Marino, Cosmi e Baroni) prima di rivedere la luce con la scommessa Oddo, portato dalla Primavera alla prima squadra. Proprio il giovane allenatore pescarese, con la fattiva e preziosa collaborazione del ds Giorgio Repetto, aveva propiziato quella rinascita imprevista e tutt’altro che programmata che aveva riportato la piazza pescarese al clima delle migliori stagioni del passato, quelle di Tom Rosati, di Cadè e soprattutto di Galeone oltre che del primo Zeman.
Un patrimonio di entusiasmo e di ricordi esaltanti che è stato cancellato per due volte nella maniera peggiore. Ed è questo sicuramente, a mio avviso, il principale rimprovero che può essere fatto all’attuale dirigenza biancazzurra. Gli errori, soprattutto per una società che non ha le risorse per competere con clubs di prima fascia e che può muoversi tenendo sempre d’occhio il bilancio, fanno parte del gioco ma è fuor di dubbio che in queste ultime due esperienze in serie A si sia superato abbondantemente il limite. Fatale, come quattro anni, è stato il mese di gennaio, quando c’era la possibilità di provare a rimediare a scelte dell’estate che non avevano dato i riscontri sperati. Bergodi, all’epoca, si ritrovò Caraglio, Sculli, D’Agostino rotto e Koldrup lungodegente (per citarne appena quattro), Oddo ha visto i suoi presunti rinforzi in infermeria o alle prese con il preparatore atletico. La scelta di Zeman, che sarebbe stata probabilmente logica a giugno ma del tutto fuoriluogo a stagione in corso e già compromessa, ha fatto il resto, come dicono i risultati, e non è nemmeno servita a ritrovare almeno un pizzico di quell’entusiasmo sciaguratamente buttato via.

