Del Grosso è sicuro: «Delfino da promozione»

L’allenatore del Lanciano: «Pillon ha forgiato un grande gruppo e ha il centrocampo più forte della B»
PESCARA. «La forza del Pescara? Il gruppo». Non ha dubbi Alessandro Del Grosso, allenatore del Lanciano capolista del campionato di Promozione, che ieri è stato ospite nella redazione del Centro per la diretta Facebook “Il pallone al Centro”. Del Grosso è convinto che il Pescara «può arrivare fino in fondo» e che «si è vista la mano dell’allenatore», ma soprattutto che «si vede un gruppo coeso, compatto: anche quando si allenano, lo fanno col sorriso, non ci sono mai musi lunghi. Quelli più “grandi” sono a disposizione di quelli che hanno meno esperienza, che pure danno tutto». Sui giovani in generale il 46enne tecnico originario di Ardea, vicino Roma, sostiene che «ce ne sono tanti in C e in D che possono star bene in B, ma bisogna crederci in questi ragazzi: invece crediamo più al “nome”. Nel Pescara ce ne sono 4-5 che potrebbero fare strada davvero». Un nome in particolare? «Machìn è il primo che mi viene in mente: e si vede che ha voglia, ce la mette tutta». E l’ex Lanciano Monachello? «Parla da solo, qualche volta è stato un po’ sfortunato, ma giocando come contro lo Spezia, con la fiducia del tecnico, può fare la differenza».
Secondo Del Grosso poi la mediana biancazzurra, composta da Memushaj, Brugman e Machìn «è una delle più forti della B e non solo». L’allenatore dei frentani pensa che «quello di B è uno dei campionati più avvincenti: non è mai scontato, oltre alle due-tre favorite ce ne sono sempre un paio che si mettono in mezzo che erano partite per salvarsi». Oltre al Pescara, Del Grosso mette tra le papabili per il salto in A anche Palermo e Lecce, e la Salernitana è una possibile sorpresa. Lui il torneo cadetto lo ha vinto con la Salernitana nel 1997-98: come si arriva primi in B? «Con la pazienza e mantenendo sempre i piedi a terra: io, quando ho avuto fortuna di vincere campionati, anche in C, sono sempre andato avanti domenica dopo domenica», spiega Del Grosso, «senza esaltarmi troppo quando vincevo né abbattendomi quando perdevo».
Nel 2004-2005 poteva diventare un terzino del Pescara, e non nega qualche rimpianto per l’affare sfumato: «Mi sarebbe piaciuto perché qui ho sempre vissuto, si sta bene, ma non ho avuto l’opportunità di giocarci».
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