Di Cecco, ecco il jolly tutto campo e famiglia

«Devo la mia carriera ai genitori e a mia moglie, da grande farò l’allenatore Per mettere al sicuro la salvezza bisogna sfruttare le gare casalinghe»
LANCIANO. Domenico Di Cecco, Mimmo per gli amici, 29 anni, di Fara San Martino, lancianese di adozione, è uno dei protagonisti di questa storica stagione di serie B della Virtus Lanciano. Giocatore duttile, rapido, che di ruolo fa… Già ma che ruolo ricopre Mimmo Di Cecco? «Sono nato e cresciuto come centrocampista», risponde sorridendo.
Ma quest’anno mister Carmine Gautieri lo ha trasformato in una sorta di jolly scoprendo in lui un talento incredibile nel ricoprire diversi ruoli. Da centrocampista a terzino, destro e sinistro, da ala a mediano. Un giocatore che tutti vorrebbero. Ma Di Cecco, dove preferisce giocare? «Sicuramente mi piace fare il centrocampista, ma sono pronto a giocare dove il mister ritiene possa essere utile alla squadra. E poi è piacevole anche fare l’esterno d’attacco con il 4-3-3 perché ho diverse occasioni di fare gol».
E fare gol in B – ne ha messi a segno già tre – ha un sapore diverso. «E’ un campionato difficile quello di B, che ho sperimentato già con l’Avellino in passato», ricorda il centrocampista. «Oggi forse è un po’ diverso per la visibilità. Con Sky, le tv al seguito, la presenza di squadre blasonate sembra più un campionato di serie A. Una sorta di A2».
Ecco allora che salvarsi diventa un’impresa. «La salvezza è a 50-51 punti. Dobbiamo fare 10 punti nelle prossime gare. Possiamo e dobbiamo farcela».
Il primo ostacolo da superare è sabato contro la Juve Stabia, squadra allenata da Piero Braglia, vecchia conoscenza di Di Cecco. «E’ stato il mio primo allenatore; con lui ho trascorso due anni molto belli. Sono felice di rivederlo, e per giunta in questa serie B».
Braglia che è stato oggetto di un pesce d’aprile. La società aveva comunicato il suo esonero per «insanabili divergenze sorte con la proprietà».
«Ho letto la notizia e non ho abboccato», dice scherzoso, «la squadra lotta per i play off e poi chi lo conosce sa che è un ottimo allenatore».
Già, Braglia riporta la mente al Chieti, dove Di Cecco è cresciuto. E che effetto fa vestire la maglia di due città da sempre rivali? «Beh, la rivalità non l’ho mai sentita. Da Fara i miei genitori mi portavano a Chieti a giocare e mi sono trovato bene. Così come mi trovo bene a Lanciano, dove da un anno vivo con mia moglie Marilisa».
Anche lei di Fara, Marilisa segue Mimmo da oltre 10 anni. «Abbiamo coronato il nostro sogno d’amore lo scorso giugno. E ora …. work in progress».
Tornado alla Juve Stabia, sabato bisognerà riscattare una partita di andata che ha lasciato l’amaro in bocca, con la Virtus che in vantaggio si è ritrovata sconfitta 2-1. «E’ una partita difficile, contro una squadra che punta ai play off, ma abbiamo la possibilità, vincendo, di riacciuffarla. In casa bisogna vincere e dobbiamo sfruttare tutte le gare che abbiamo per salvarci». A dare una mano, anzi un piede, per raggiungere la salvezza potrebbe esser Gianvito Plasmati, che Di Cecco conosce da tempo: «Abbiamo giocato insieme a Chieti, anche per lui era l’esordio. L’ho ritrovato ora a Lanciano. E’ una bella persona». Ancora il Chieti… «Ma ho ricordi belli anche con il Lanciano», aggiunge, «anzi i due ricordi più belli sono legati all’Avellino, e al campionato vinto, e al Lanciano di Camplone perché ho segnato 5 gol, il mio record». Ma all’Avellino è legato anche il suo ricordo più brutto. “La retrocessione dalla B e il fallimento, con la scomparsa di un club che avrebbe festeggiato i 100 anni di vita».
Ricordi belli e brutti condivisi sempre con la famiglia. «Per me è fondamentale», sottolinea. «A mio padre e a mia madre devo quello che sono oggi, sia come uomo che come giocatore. Sono loro che mi hanno portato sui campi da gioco, mi accompagnavano agli allenamenti da Fara a Chieti, sono venuti alle trasferte fin dalle giovanili. E poi da dieci anni c’è Marilisa». La famiglia e il calcio sono quindi i perni della vita di Di Cecco che da grande farà? «Farò il collaboratore di Gautieri!», esclama, «mi sto già prenotando il posto. Voglio fare l’allenatore, voglio restare nel mondo del calcio».
Teresa Di Rocco
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