Di Fulvio capitano del Settebello a caccia dell’oro olimpico

«Sarò più responsabilizzato ai Giochi di Parigi 2024, spero di trasmettere qualcosa di positivo ai giovani»
PESCARA. La forza e la responsabilità di essere il capitano del Settebello. Francesco Di Fulvio, 30 anni, pescarese doc, è la punta di diamante della Nazionale di pallanuoto. Figlio d’arte, due fratelli nella pallanuoto e una medaglia di bronzo al collo a Rio de Janeiro 2016. Spera di riportarne un’altra da Parigi. Terza partecipazione olimpica dopo il terzo posto di Rio e il settimo di Tokyo. Da dicembre il ct Campagna gli ha dato i gradi di capitano. Una scelta condivisa con Amedeo Pomilio, il vice allenatore nonché un mito della pallanuoto. Abruzzese doc, un esempio anche per Francesco Di Fulvio. Che ieri sera è tornato da Budapest dove il Settebello ha vinto il Quattro Nazioni. 10-7 contro la Francia venerdì sera. Poker per Di Fulvio, doppietta di Velotto; Cassia, Echenique, Bruni e Condemi gli altri marcatori. Gli azzurri hanno chiuso a punteggio pieno: tre vittorie in tre partite. Giovedì avevano sconfitto 13-12 il Giappone, venerdì 13-11 i padroni di casa dell’Ungheria. «L’emozione prima di un’Olimpiade c’è sempre», ha detto Francesco Di Fulvio, tifosissimo del Pescara calcio, «non sono più un ragazzino alle prime armi e magari so gestire meglio certe situazioni, ma ho la famiglia che mi segue. Sarà a vedermi a Parigi. L’emozione c’è, eccome se c’è. A maggior ragione che adesso che sono stato responsabilizzato con la fascia da capitano. Spero di essere un esempio per i più giovani, mi auguro di poter trasmettere qualcosa di positivo. Ci tengo molto». Non lo dice, ma l’obiettivo è una medaglia. «Sappiamo che sarà dura», ha aggiunto l’attaccante pescarese, «perché il livello si è alzato. Sì, siamo forti, ma lo sono anche gli altri. Si giocherà sui dettagli come al solito. Si comincia con gli Stati Uniti (domenica 28 luglio ore 15, ndr), ma sappiamo che non sarà una passeggiata e che nessuno ci regalerà nulla e che a partire dai quarti di finale sarà ancora più difficile». Più maturo e responsabilizzato Francesco Di Fulvio. Che guarda al futuro con fiducia. «Io resto», ha replicato, commentando l’addio del patron Gabriele Volpi alla Pro Recco, una mossa inattesa – come ammesso dallo stesso fuoriclasse – ma che al momento non cambia i piani del pescarese. Perché? Presto detto: «Che cosa faccio se arrivano altre offerte? Io resto. Questo è il nostro lavoro, d’accordo. Ma nella vita conta anche la riconoscenza. E io al Recco ne devo tanta».
Una pasta d’uomo diversa, in controtendenza nel mondo d’oggi. «Penso che un modo per contraccambiare sia tendere la mano alla società in questo momento di difficoltà», ha aggiunto i Di Fulvio manifestando quella che pare essere l’inclinazione di tutto lo spogliatoio della Pro Recco e anche del tecnico Sandro Sukno. Al momento la squadra ha scelto di dare tempo al presidente Maurizio Felugo di trovare una soluzione dopo l’addio del patron Volpi: la Pro Recco cerca un acquirente, il futuro è incerto ma i suoi campioni non si muovono. Nemmeno Di Fulvio. Che sarà uno dei sette giocatori della Pro Recco in Nazionale. «Pensiamo a Parigi», ha spiegato, «dormiremo sereni perché sappiamo che il presidente Felugo invece non dormirà la notte per risolvere questa situazione». Di Fulvio è sulla bocca di tutti nel mondo della pallanuoto. L'oro iridato dell’Italia del 2019, ad esempio, porta la sua firma. In Corea, non a caso, è stato premiato come miglior giocatore del torneo. Per coronare una carriera perfetta manca solamente una cosa: l'oro olimpico a Parigi 2024.
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