Di Fulvio, una famiglia al volante

Da nonno Rocco ai nipoti Stefano e Simone, passando per il figlio Luciano, nel segno dei motori
SAN GIOVANNI TEATINO. Motori e velocità, passioni di famiglia. Tramandate di padre in figlio per tre generazioni, in attesa della quarta. A casa Di Fulvio si mangia pane e… macchine. Quasi un’ossessione, un lavoro e un hobby in cui tutti sono coinvolti tutti, anche le donne. Da Rocco a Luciano, poi Stefano e Simone, in attesa che crescano i più piccoli della famiglia di San Giovanni Teatino. Tutti insieme appassionatamente. A gettare le basi di questa infatuazione è stato Rocco Di Fulvio, oggi 77 anni, partito da Fara Filiorum Petri in cerca di gloria. In Svizzera il primo approccio con le officine e con i motori negli anni Sessanta. Poi, il ritorno in Abruzzo, a San Giovanni Teatino, per la precisione, dove ha messo in piedi un’azienda che si occupa di motori e della preparazione delle macchine da corsa. Le ha guidate anche, disputando gare agonistiche fino al 2010. Di padre in figlio, da Rocco a Luciano che raccoglie le passioni del genitore e le trasferisce ai figli Stefano, 32 anni, e Simone, 26. Luciano correrà fino al 2007 e nel frattempo mette in pista i figli, in primis Stefano quando non aveva raggiunto ancora la maggiore età. «A 17 anni mi ha portato in pista e mi ha messo al volante di una macchina. “Fammi vedere che cosa sai fare…” mi ha detto. Ed eccomi qui».
Stefano Di Fulvio - dopo aver trionfato al circuito Paul Ricard in Francia con la Formula 2 - un paio di settimane fa ha conquistato il secondo posto alla Cronoscalata Svolte di Popoli e in bacheca ha due titoli italiani (2013 e 2014) velocità montagna e uno europeo (2016). A bordo di una Osella PA9/90. Il fratello Simone, invece, si è aggiudicato il titolo italiano nel 2016.
Il bivio. C’è un giorno che rimarrà indimenticabile per la famiglia Di Fulvio. Anno 2016 alla Cronoscalata di Ascoli: tutti e tre in gara, nonno Rocco, il figlio Luciano e il nipote Stefano. «Un’emozione unica, un giorno bellissimo», ricorda Stefano che, in passato, per qualche settimana si è trovato di fronte a un bivio: calcio o motori? «Avevo 17 anni e giocavo nel Sambuceto, nel frattempo avevo iniziato a frequentare le piste dopo che ero ormai di casa in officina. Ero veloce in campo e magari potevo anche aspirare a una buona carriera. Ma…». Ovviamente ha scelto i motori, terminando gli studi che gli hanno permesso di conseguire il diploma da ragioniere. «In macchina conta l’istinto», prosegue, «la testa serve per tutto, ma è l’istinto che fa la differenza. Una sorta di dono naturale, impossibile da imparare. Si può solo affinare». La pista e la montagna sono i campi di battaglia su cui misurarsi. «In pista conta la velocità, in montagna è l’abilità al volante a fare la differenza».
Ovvero? «In pista il margine di errore ti porta a fare un tempo inferiore; in montagna se sbagli vai a finire contro un guardrail oppure fuori strada. E quindi è fondamentale la preparazione. Di solito si fa un sopralluogo sul tracciato per carpire i segreti della strada e per memorizzare le traiettorie e le staccate in vista della gara». Che cos’è la velocità? «Un brivido e una passione. La paura? C’è sempre, ti spinge ad andare oltre ogni limite».
Segreti e paure. Stefano Di Fulvio è sposato e padre di due figli. La scorsa settimana è stato in Croazia per una gara. «E’ questa la mia vita. Quest’anno ho scelto di non prendere parte ad alcun campionato, ma faccio lo stesso le gare».
Come? «La nostra principale attività è l’officina che si occupa delle macchine da corsa. Le mettiamo a punto e forniamo assistenza ai piloti che ce la richiedono. Spesso faccio le gare per testare le macchine degli altri. Ho l’abilità di farle rendere al massimo».
A 32 anni ogni sogno di gloria è precluso. «La Formula 1? Non c’è stato nemmeno il tempo di sognarla per il semplice fatto che è dominata dal potere economico. Servono sponsor per entrare nel circus. E in Abruzzo non c’è questa sensibilità. Ma sono contento così».
Un padre di famiglia che sfida la velocità e la paura. «Ho avuto due incidenti in carriera. Nel 2009 sono volato in mezzo agli alberi in Toscana. Ma mi sono subito rialzato, lo spavento è stato per i familiari più che altro. E nel 2012, ad Arezzo, sono finito fuori strada per colpa di un tratto di strada disconnesso». Nell’attività è coinvolta tutta la famiglia. «Il nostro team ha sì dei collaboratori, ma è prettamente familiare. Capita di andare via per qualche giorno e ci sono io che guido, gli altri che fanno assistenza e le donne che fanno catering».
Dalla prossima stagione potrebbe tornare a correre anche il fratello Simone Di Fulvio, 26 anni. In attesa che i figli crescano…
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