Di Matteo, da Paglieta al Chelsea

Il tecnico dei Blues è figlio di emigranti abruzzesi: stasera sfida il Napoli
Andava pazzo per il biliardino e per la Coca Cola quando tornava a Paglieta in occasione delle feste comandate e delle vacanze estive. Se lo ricordano ancora oggi il ragazzino figlio di emigranti in Svizzera, protagonista anche nel torneo dei bar che infiammava le estati del piccolo paese (poco meno di 5.000 abitanti) in provincia di Chieti. Oggi quel ragazzino è l'allenatore del Chelsea, quel Roberto Di Matteo che ha preso il posto di Villas Boas sulla panchina dei Blues e che stasera (ore 20,45 diretta Rai1 e Sky calcio 1) sfiderà il Napoli (Walter Mazzarri sarà in panchina dopo il "congelamento" della squalifica) nel ritorno dei quarti di finale della Champions League. Tocca a lui guidare il Chelsea nel tentativo di rimontare il 3-1 del San Paolo. Proprio a quel Roberto Di Matteo nato a Sciaffusa, nel 1970, dalla coppia di emigranti. Lui, il padre Florindo, di Paglieta e la mamma, Gianna, di Lanciano. Operai in Svizzera visto che da queste parti di lavoro ce n'era poco. Roberto è il secondo di due figli (c'è anche una sorella, Concetta), legato alla terra d'origine dei genitori. Fino alla fine degli anni Ottanta tornava sempre a Paglieta, in estate e in occasione del Natale e della Pasqua. La famiglia abitava in località Pollemici, una famiglia numerosa. Ancora a oggi sono tanti i Di Matteo in paese e quasi tutti legati da parentela. E Roberto (oggi padre di tre figli) già da piccolo dimostrava di saperci fare a pallone. Ne ha fatta di strada quel centrocampista di talento, tanto abile in campo quanto riservato fuori: Sciaffusa, Zurigo, Aarau, Lazio e Chelsea. Il figlio di emigranti ha anche vestito la maglia della Nazionale (ai tempi del ct Arrigo Sacchi), ma a 31 anni, dopo aver vinto diversi trofei, ha dovuto appendere le scarpe al chiodo per problemi fisici. Nel 1993, quando la sua stella calcistica cominciava a brillare, a Paglieta la Fs Enzo (società ciclistica) gli ha anche organizzato una festa in Comune. Con il tempo, però, la frequentazione di Roberto Di Matteo si è fatta sempre più sporadica. Nel 1997 in paese lo ricordano padrino al battesimo di un cugino. E poi solo toccata e fuga, l'ultima volta l'anno scorso nell'abitazione dei genitori a Lanciano. Anche perché ha iniziato a coltivare interessi in Inghilterra dove ha avviato un paio di attività commerciali e dove ha iniziato la carriera da allenatore. Ha esordito, nel 2008, sulla panchina del Milton Keynes Dons, in terza serie; dal 2009 al 2011 ha guidato il glorioso West Bromwich Albion. La scorsa estate il ritorno al Chelsea del patron Roman Abramovich come secondo di Villas Boas. Un paio di settimane fa la promozione al posto del portoghese, esonerato a causa dei risultati deludenti. Buona la partenza, ma l'esame più duro è quello di stasera. Una notte che gli può cambiare la carriera. Poche parole e tanta sostanza il suo motto in campo e in panchina. «Mi toccherà tifare contro una squadra italiana, ma i napoletanni mi capiranno», ha detto Fiorindo Di Matteo, papà del tecnico dei Blues, «no, non sono andato a Londra. Vedrò la partita per televisione e spero che Roberto riesca anche in questa impresa. Lui è riuscito in tutto nella vita sportiva. E dire che ha iniziato a fare l'allenatore per caso. L'hanno chiamato degli amici quattro anni fa, in terza serie. E da lì ha cominciato la scalata». Stasera proverà a battere e eliminare il Napoli di un altro abruzzese, il guardiese Morgan De Sanctis.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

