Don Carmine tra altare e campo di calcio

Il parroco-giocatore del Vallelonga: «Se la partita si “scalda” cerco di intervenire e mettere pace, ma con discrezione»
COLLELONGO. Da alcune settimane è stato consacrato sacerdote ed è diventato il parroco di Collelongo, ridente paesino marsicano del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Ma per don Carmine Di Bernardo le luci della ribalta mediatica si sono accese improvvisamente per questioni sportive. 32 anni ed una innata passione per lo sport in generale e per il calcio in particolare.
A Celano, suo paese d'origine, si è sempre diviso tra l'amore verso il Creatore e quello per il pallone, trovando sempre il tempo per far coincidere questi due interessi. Don Carmine ha compiuto la sua scelta di vita soltanto il mese scorso, ma ha coltivato sempre il sogno di poter continuare a giocare un giorno in una squadra vera.
E l'occasione si è presentata quando il vescovo Santoro gli ha affidato la parrocchia di Collelongo. Qui, da un paio di stagioni, dalla fusione con il Villavallelonga, è nata la squadra del Vallelonga, attuale capolista nel girone A di Prima categoria, e domenica scorsa, al 12' della ripresa, ecco l'occasione che lui e molti suoi amici aspettavano.
L'emozione dell'esordio la racconta lo stesso don Carmine.
«In paese si era sparsa la voce, e a vedere la partita c'erano moltissimi parrocchiani, tutti pronti a fare il tifo per me se avessi avuto l'opportunità di poter giocare. Stavamo vincendo per 1-0 e ad un certo punto l'allenatore Paolo Principe ha deciso che era arrivato il momento. Qualche esercizio di riscaldamento e poi sono entrato in campo, accolto da una piccola ovazione. Mi tremavano un po’ le gambe, ma sono bastati pochi attimi per calarmi nel ruolo».
Per don Carmine, comunque, non si è trattato dell'esordio assoluto in un campionato di calcio, perché una decina di anni fa aveva già avuto il “battesimo” con la maglia del Celano: «Ho fatto parte per alcune stagioni del settore giovanile dell'Olimpia Celano e nel mio piccolo curriculum ho anche una decina di presenze nel campionato di Eccellenza, quando l'allenatore era Rinaldo Cifaldi e tra i miei compagni di squadra c'erano anche Celli e Marinilli».
Si definisce un terzino che ama spingere sulla fascia , ma anche in campo non esita a svolgere la sua missione di pastore di anime, soprattutto nei momenti più concitati del match, quando con discrezione e buonsenso cerca di riportare sulla retta via i più esagitati.
«A volte faccio anche finta di non aver sentito, ma quando non ne posso fare a meno, cerco di intervenire in modo pacato e mai autoritario, perché sono convinto che con le maniere forti non si ottiene mai nulla».
Don Carmine è tifoso dell'Inter e il derby dell'altra sera non gli è piaciuto: «Partita brutta e tecnicamente scarsa, proprio come la mia Inter, ma ormai ci sono abituato».
Don Carmine ha allenato anche i ragazzini della Valle del Giovenco e per un paio di anni si è rapportato con i responsabili del settore giovanile della Juventus.
Ma la vocazione per il sacerdozio ha pian piano preso il sopravvento e oggi le anime dei suoi parrocchiani contano molto di più di uno scudetto.
Il suo motto è: «La vita è un gioco, giocala bene!», ispirandosi anche a quanto detto da Papa Francesco. Ma, aggiunge, «con onestà e amore verso il prossimo».
Plinio Olivotto
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