Dopo papà Franco ora tocca a Massimo
Oddo senior ha guidato il Pescara dal ’94 al ’96: «Mio figlio ha stoffa e idee»
PESCARA. A volte ritornano. Diversi i protagonisti, identico il seme. Quello degli Oddo: Franco e Massimo, che alle tante cose in comune hanno aggiunto, da domenica sera, anche l'esperienza in biancazzurro, al comando della prima squadra. Franco, il padre, guidò infatti il Pescara tra il '94 ed il '96, centrando due salvezze di fila in B, inframezzate da un esonero, poi rientrato, complice la disastrosa gestione Maifredi. Massimo, il figlio, si appresta a farlo, dato che il suo debutto avverrà proprio venerdì sera, in occasione dell'ultima giornata del campionato cadetto. Logico che i due si siano parlati in questi giorni. Cosa si siano detti è lo stesso Franco a svelarlo: «In realtà», spiega, «mi sono limitato a consigliargli di ragionare con la sua testa, come del resto ha sempre fatto, e con ottimi risultati, sia da calciatore che alla guida del Pescara Primavera».
Quando ha saputo del ribaltone tecnico? «Domenica in tv, nel corso degli approfondimenti post partita». Si aspettava un simile epilogo? «Beh, cambiare ad un solo turno dalla fine non è una cosa di tutti i giorni, anche se la gara rimasta da giocare vale un'intera stagione e non è la classica partita di commiato. Credo però che quella assunta dalla società, che ci ha messo la faccia assumendosene la piena responsabilità, sia stata una scelta coraggiosa. Che condivido, a prescindere dal fatto che il sostituto di Baroni sia mio figlio».
Ritiene che abbia fatto bene ad accettare, col rischio magari di bruciarsi anzitempo? «Chi fa questo mestiere deve essere pronto a tutto, altrimenti è meglio che si occupi d'altro. Come ho già detto, si tratta sicuramente di una situazione anomala, almeno per la tempistica degli eventi, ma se in un contesto così delicato e con una qualificazione ai play off ancora in ballo, la dirigenza del Pescara ha pensato a lui, vuol dire che crede nelle sue capacità e che ha dimostrato, sia pur alla guida di una formazione giovanile, di meritare una chance del genere. Del resto», prosegue Oddo senior, «avendolo seguito da vicino per ovvie ragioni, posso dire che sta facendo bene. E' uno che sa trasmettere le proprie idee ai giocatori e che, pur avendo un ottimo passato da calciatore, di gran lunga superiore al mio, si è calato con grande umiltà nel nuovo ruolo. Ha cioè continuato a studiare ed aggiornarsi, ben sapendo che in questa professione davvero non si finisce mai di imparare». Come si fa a ricaricare, in così poco tempo, squadra e ambiente dopo una partita come quella giocata a Varese? «A questa domanda deve rispondere Massimo, al quale ho solo suggerito di essere se stesso, senza farsi condizionare dal pregresso». Una decina d'anni fa proprio lei visse un'esperienza analoga, ad Avellino: «Vero, e fu bellissima, essendosi conclusa con un'inaspettata promozione in B, colta al Partemio (nei play off, ndc) ai danni di una corazzata come il Napoli e davanti a 30.000 tifosi. Per questo», sottolinea in conclusione il 69enne tecnico di origine trapanese, «spero che anche quelli pescaresi facciano la loro parte venerdì, affollando gli spalti dell'Adriatico». Ci sarà anche lei? «No, la vedrò in tv. Tifando ovviamente per mio figlio».
Stefano De Cristofaro
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