Durante alla riscossa, Chieti fino alla fine

26 Novembre 2024

Il play della capolista Roseto: «Bisogna finire il lavoro per l’A2». D’Ottavio: «Abbiamo le risorse per andare avanti col progetto»

ROSETO. È una Liofilchem Roseto da grandi numeri: 13 vittorie consecutive in campionato (15 con la Supercoppa), battendo a domicilio le due Montecatini e Ruvo, oggi seconde ma dietro di 8 punti. Con l’entusiasmo alle stelle la ricetta dell’ultimo trionfo lo racconta Giordano Durante, play trevigiano di 22 anni alla seconda stagione in biancazzurro.
Durante, com’è stato vincere a Ruvo? «Difficile come si pensava. Partiti bene, abbiamo fermato troppo la palla nel terzo quarto. Non ci siamo mai disuniti, coinvolgendoci: l’ultima azione si chiude dopo 6 passaggi».
Contento di essere rimasto? «Sì, l’anno scorso abbiamo perso in finale: dobbiamo finire il lavoro in questa piazza importante con un club serio».
Accettando di giocare meno. Pentito? «No, siamo in 10, ci sta. Ma il gruppo è super e nessuno se ne lamenta».
Cos’è per gli altri irrisolvibile del gioco di Gramenzi? «Il fatto che essendo in tanti teniamo un ritmo alto e spesso costante: quando riusciamo a essere aggressivi in difesa non ci prende nessuno. E poi c’è Aukstikalnis: è sempre sul pezzo, un realizzatore irreale».
Lo spirito di squadra dell’anno scorso si è replicato. «Perché contano le persone. Pure stavolta siamo un gruppo che sta bene assieme e sa lavorare duro».
Col plus di avere un certo Sacchetti. «È un punto di riferimento. Magari non segna per 5 minuti, ma è sempre dietro a darci dentro, tranquillo, lucido e pronto ad aiutarti. E poi come a Ruvo ti mette pure la bomba della vittoria».
A Roseto nelle ore libere che si fa? «Passeggiate, giochi da tavola e studio: mi manca un esame e la tesi per Scienze motorie».
Il giocatore di riferimento? «In Nba Curry. In Eurolega Campazzo e Sloukas. C’è sempre da imparare».
Il compagno del cuore? «Guaiana, l’anno scorso ci ho condiviso l’appartamento. E poi Donadoni, siamo un super trio».
L’avversario più forte affrontato? «In A2 la mia prima gara col Latina a 18 anni: in 3 minuti ho preso 3 bombe da Karvel Anderson. Gramenzi mi rimise in panchina, ma vincemmo di 1 punto. Tra gli italiani Amato, se in giornata fa sempre canestro».
L’esperienza più bella? «Quelle che mi hanno fatto crescere anche a livello personale. Quindi la scorsa stagione a Roseto e il primo anno a Latina, era la prima volta lontano da casa».
Roseto è prima, ma ai playoff si ripartirà tutti da zero. Ci pensa mai? «Beh, salire diretti sarebbe stata un’opzione migliore! Sappiamo che sarà lunghissima».
Prossima gara domenica a Salerno. «Andiamo per fare 14: in mente abbiamo il pensiero di vincere una gara alla volta».
Marco Rapone
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