E Morgia boccia la contestazione

10 Ottobre 2016

Ultrà contro i dirigenti, l’allenatore non ci sta: «Così è impossibile andare avanti»

L’AQUILA. Se un allenatore che vince 3-1 entra in una sala stampa senza luce e illumina l’uditorio dicendo: «Sono amareggiato» c’è davvero da drizzare le antenne. Stavolta la “predica” del tecnico Massimo Morgia è tutta incentrata sulla contestazione ai dirigenti. Che non essendo presenti non possono parlare. Allora parla per tutti l’allenatore, il quale sa bene di godere di un surplus di fiducia nella piazza che gli deriva sia dalla lunga militanza sia dal modo col quale, finora, ha mosso i suoi passi nell’ambiente. Dalla solidarietà alla città ferita dal terremoto alla mission di una ricostruzione morale e materiale di cui si sente parte integrante. Dai tesserati messi a spalare il letame nel ritiro di Campo Felice alla cagnetta-mascotte adottata, dai discorsi sul “progetto” prima ancora del risultato fino all’investitura per ricucire la “scollatura” con la città e via dicendo.

Stavolta non si faranno valutazioni tecniche di alcun tipo, ma solo politiche. Ecco il Morgia-pensiero. «Sono amareggiato per questa tensione evidente che vedo in tutto l’ambiente. È quello che vado dicendo da tempo. Non possiamo pensare di farci del male da soli. Non abbiamo una squadra che può sopportare queste tensioni per un tempo lungo. L’ambiente si deve stringere intorno alla squadra se vogliamo risalire. C’è bisogno di una grande unione tra tutti e invece vedo tutto un rincorrersi di tensioni. Abbiamo giocato con tre giovanissimi come Esposito, Diktevicius e Sieno, il che significa che l’anno scorso qualcosa di buono e di positivo è stato fatto, o no? E invece tutto questo nervosismo, queste tensioni e questi malumori non portano da nessuna parte: non si può andare avanti così. Io, finora, ho avuto tutto da questa società, e mi dispiace che il presidente non sia venuto neanche alla partita per la contestazione (per lui e i suoi soci lo striscione “Lasciate” esposto in curva, ndr) e questo non va bene. In questo stadio non devono starci tensioni né malumori. Io, quando sono arrivato, ho promesso solo un grande lavoro. Di questo dovremmo parlare: non si può sempre rivangare il passato sennò questi ragazzi non riusciamo a farli giocare tranquilli. Abbiamo tantissimi giovani: riuniamoci sul progetto e chiariamoci. E ripeto: non siamo in grado di gestire le tensioni. Dobbiamo giocare al calcio col sorriso. Senza un ambiente unito non si ottengono risultati».(e.n.)

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