Federico: giovani e play off l’asticella si può alzare

19 Maggio 2019

Il ds: «Siamo la squadra con il maggior minutaggio nel girone B»

PESCARA. Giovani da valorizzare e alzare l’asticella per la prossima stagione: Sandro Federico a tutto campo tra il bilancio della stagione appena archiviata - e chiusa con una salvezza in anticipo - e il futuro da scrutare all’orizzonte. Il direttore sportivo del Teramo è stato protagonista ieri in redazione della diretta Facebook - disponibile sul sito www.ilcentro.it - in cui ha detto la sua su quello che è stato e quello che sarà.
Federico, come giudica la stagione appena conclusa?
«Positiva, perché comunque abbiamo migliorato il piazzamento dell’anno scorso con un pizzico di rimpianto perché si poteva cercare di dare l’assalto al decimo posto, l’ultimo utile per la qualificazione ai play off».
Un’aspirazione dalla quale si può ripartire.
«Credo di sì, penso che si possa alzare l’asticella e puntare proprio ai play off».
Probabilmente, all’inizio della stagione, quando siete ripartiti con Zichella non eravate convinti della scelta?
«No, al contrario. Il problema è che serviva tempo per assimilare e aspettare i frutti del lavoro del mister. E, purtroppo, di tempo non ce n’era. Non a caso, Maurizi ha portato quelle certezze di cui la squadra aveva bisogno per ripartire e fare risultato».
Con Maurizi la svolta?
«I risultati e i numeri sono sotto gli occhi di tutti».
Avete abbassato l’età media della squadra.
«La valorizzazione dei giovani non può che essere un obiettivo di una società come il Teramo. E dovrà essere così anche in futuro cercando di alzare l’asticella del traguardo».
Come sarà il Teramo della prossima stagione?
«Il presidente Campitelli è al lavoro per potenziare la società e a seconda degli obiettivi che darà ci muoveremo sul mercato. Abbiamo pronti diverse soluzioni a seconda degli obiettivi. Bisogna aspettare le direttive del presidente».
Si parlava di giovani.
«Il Teramo è stata la squadra più giovane del girone B e quella con il maggior minutaggio. Ottava, se non sbaglio, in tutta la serie C e prima nel nostro raggruppamento. Ma negli altri gironi i giochi erano chiari da tempo e quindi c’è stata più possibilità di far giocare i giovani; da noi no».
Un nome su tutti?
«È facile fare quello di Fiordaliso che tornerà per fine prestito al Torino. L’abbiamo voluto io e Zichella l’estate scorsa, l’abbiamo aspettato e il tempo ci ha dato ragione. È un difensore di prospettiva classe 1999 che nella prossima stagione farà sicuramente la B».
Altri nomi?
«Fiordaliso è un prestito, ma abbiamo anche preso giovani di proprietà, alcuni dalla serie D. Mi riferisco ai vari Persia, Mantini, Piacentini e Celentano. Sono ragazzi interessanti finiti nel mirino di club di categoria superiore».
Ad esempio?
«Penso a Piacentini, un difensore che il Sassuolo ha intenzione di riprendere, esercitando il diritto di recompra».
Avete allungato il contratto a Maurizi, dando un bel segnale durante la stagione.
«Abbiamo voluto togliere alibi a tutti e dare un’indicazione di forza della società. Resto dell’avviso che per migliorarsi non c’è bisogno necessariamente di spendere di più, ma occorre proseguire un certo progetto con coerenza. Lo hanno dimostrato con i fatti l’Imolese e il Ravenna nel nostro girone».
Caidi resterà?
«Dipende dall’idea tattica dalla quale ripartiremo. Tenendo conto che c’è Speranza, se il mister vorrà proseguire con il 3-5-2 la conferma di Caidi sarebbe più probabile».
Il reparto sul quale intervenire più degli altri?
«La difesa, anche per una questione numerica».
In avanti, invece, siete tranquilli...
«Ci sono sotto contratto Infantino, Sparacello, Barbuti e Cappa. La base mi sembra buona...».
Ci sono molti giocatori in scadenza di contratto che aspettano un segnale.
«Attendiamo che il presidente termini il suo lavoro per potenziare la società, dopodiché in base alle sue indicazioni ci muoveremo».
In primis De Grazia.
«Stiamo valutando, lui è stato tra i protagonisti della stagione del Teramo».
Meno spettatori al Bonolis durante l’ultima stagione rispetto all’anno precedente, perché?
«Tanti perché, non un solo perché. In primis, c’è un calo generale delle presenze allo stadio. Basta vedere l’esempio di Pescara. Poi, perché quest’anno abbiamo vinto poco in casa. E poi perché comunque la gente che va allo stadio ha il palato fine e vuole vedere un certo tipo di spettacolo che non sempre è possibile esibire».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA