Ferrari, che partenza «Mi chiamano Nick Dinamite»
La Virtus Lanciano si coccola il bomber: due gol in due gare «Ripago la fiducia ricevuta da società, gruppo e pubblico»
LANCIANO. Due gol in due partite: Lanciano si coccola quello che si candida a diventare il nuovo idolo dei tifosi della Virtus, Nicola Ferrari. È passato in rossonero al fotofinish del calciomercato, con la dirigenza frentana a tirare sul prezzo per approfittare dell’aria che tirava a Modena, dove la piazza premeva per la cessione di un attaccante vittima di qualche incomprensione di troppo con il pubblico. Per incamminarsi sulla via del riscatto, dopo una stagione in chiaroscuro, Ferrari c’ha messo un niente: una settimana di allenamento e due partite di quantità, qualità e soprattutto gol. L’anno scorso ha “sporcato” una sola volta il tabellino dei marcatori, e oggi ha già raddoppiato il bottino individuale: «Non è questa la mia preoccupazione principale», dice subito il centravanti, «gruppo, società e pubblico mi hanno accolto alla grande, e io gioco per ripagare la fiducia ricevuta: i miei numeri passano in secondo piano».
Che non c’abbia messo troppo a legare con lo spogliatoio lo sottolinea il capitano Carlo Mammarella che, nel dopopartita di sabato, lo definisce «uno che sembra che è sempre stato qui ed è tornato dopo un periodo d’assenza». L’attaccante originario del Trentino si porta dietro un paio di nomignoli: Iron Nick e Nick Dinamite. La sua carriera ricorda per certi versi la parabola del calcio lancianese degli ultimi venti anni, o almeno l’inizio della lunga marcia dai tornei regionali all’apoteosi della Serie B. Il primo gradino, infatti, i frentani lo salirono trionfando in Eccellenza: vittoria del campionato e della Coppa Italia regionale nel 1997-98. Pure Ferrari, qualche anno più tardi, è esploso lì: dopo le giovanili al Lumezzane, club della provincia di Brescia che lo fa esordire in C1, si afferma in Eccellenza col Salò. Nel 2003-2004 trascina la squadra del lago di Garda alla promozione in D con 19 gol in 29 partite; dopo il successo nella fase regionale, è il protagonista della finale della Coppa Italia dilettanti al Flaminio, che il Salò si aggiudica superando 1-0 il San Paolo Bari proprio grazie a una sua rete. Per Ferrari, che a luglio ha compiuto 32 anni, si spalancano le porte del professionismo: una buona stagione in C1 col Lumezzane e quindi la B. Tra Crotone e Albinoleffe diventa un giocatore di categoria; dopo una breve riapparizione in Prima Divisione risale, dove trascina l’Hellas Verona al ritorno in B, si ripresenta tra i cadetti come punta da formazioni ambiziose. È con gli scaligeri anche quando sono promossi in Serie A nel 2012-2013, nonostante qualche problema col calcioscommesse ne metta a rischio la carriera, prima che il Tribunale nazionale per l’arbitrato dello Sport lo restituisca il campo. Proprio coi veneti, tra l’altro, affronta per la prima volta la Virtus: è il numero 9 dei gialloblù che espugnano 1-2 il Biondi nel marzo 2013. Ritorna in Abruzzo con l’ambizioso Spezia e quindi un anno fa col Modena, che pure era reduce dai play off: sia coi liguri sia coi canarini entra in campo da titolare. Come sabato scorso, quando però calca finalmente il Biondi da padrone di casa e ne esce da trionfatore, con tanto di standing ovation nel finale. A chi gli chiede delle aspettative intorno a lui, Ferrari risponde: «Mi fa onore, perché prendermi responsabilità mi è sempre piaciuto e mi carica». Il modulo di gioco gli piace: «È quello che preferisco: esalta le mie qualità». La Virtus da quando è in B aspetta ancora l’attaccante da doppia cifra, un traguardo che a Ferrari manca dalla C1 col Lumezzane: che sia l’anno buono per tutti e due? È una responsabilità: di quelle che piacciono a Nick Dinamite.
Andrea Rapino
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