Fontecchio è chiaro: «Voglio restare in Nba»

L’ala di Francavilla si racconta tra presente e scelte future
PESCARA.
Si è chiusa anzitempo la quarta stagione Nba per Simone Fontecchio, il 30enne cestista di Francavilla e unico italiano nel massimo campionato statunitense di pallacanestro. L’azzurro dei Miami Heat è stato eliminato nel play in da Charlotte Hornets e adesso per lui si apre una nuova pagina della carriera, in vista del mercato estivo. Infatti, diventando restricted free agent, Fontecchio deve trovare un nuovo contratto per proseguire la sua esperienza Oltreoceano. Una fase convulsa del mercato americano in cui diversi aspetti saranno decisivi nel decretare i vari movimenti in entrata e in uscita delle franchigie, indipendentemente dalle sue volontà. L’ala abruzzese ha voluto tracciare un bilancio dell’ultima stagione e condividere alcune aspettative sul suo futuro in un’intervista esclusiva sul Centro.
Fontecchio, come valuta la sua prima stagione a Miami?
«È stato un anno lungo e complesso, ma devo dire che ho vissuto un’esperienza fantastica. Forse c’è un pizzico di rammarico per la seconda parte dell’anno».
In effetti Miami era partita forte e lei in più occasioni si è rivelato decisivo.
«Si, i primi mesi sono stati molto positivi, anche a livello personale. Purtroppo, come capita spesso in un torneo così lungo e compresso, ci sono momenti di flessione e non siamo riusciti a ritrovare una regolarità nel rendimento. Il peccato più grande è che, pur riuscendo a restare sempre a contatto con la zona play off, nelle ultime settimane siamo crollati conquistando solo cinque successi in quindici partite».
Questo vi ha costretti ad esordire nei play in senza il fattore campo.
«Purtroppo è così, nella partita secca può succedere di tutto e, se giochi anche fuori casa, tutto si complica. Purtroppo a Charlotte non è andata come volevamo nonostante una sconfitta di misura all’overtime. Però, nel complesso, sono contento del mio apporto, ognuno vuole fare sempre di più. Dopo la partenza forte, ho generato intorno a me aspettative ed ho sfruttato un minutaggio più ampio, complici anche gli infortuni dei titolari, cercando di farmi trovare sempre pronto quando coach Spoelstra mi ha messo in campo».
Cosa si porta da questa esperienza in Florida?
«Prima di tutto il fatto di aver conosciuto una nuova realtà nella quale mi sono trovato davvero molto bene. Gli Heat hanno uno standard di lavoro molto alto, si richiede tanto ai giocatori e a tutto lo staff, quindi non è facile integrarsi subito in un sistema di lavoro certosino. Però il gruppo ha fatto la differenza, composto da uomini con cui è un piacere lavorare».
Qual è stata la partita o il momento della stagione più esaltante a livello personale?
«È difficile parlare di una singola gara, invece le dico che c’è stato un momento nel quale sono maturato tanto. Dopo una partenza ottima, a dicembre ho registrato una flessione, perdendo progressivamente spazio nelle rotazioni. A gennaio è stata dura perché restavo spesso in panchina, poi a fine mese ho ritrovato minuti, disputando almeno cinque o sei partite di ottimo livello. Le cito questo dato perché, nei precedenti anni in Nba, dopo una fase in cui ero ai margini, ho sofferto tanto e faticavo a rimettermi in gioco, invece a Miami ho riconosciuto una crescita personale, essendo in grado di cambiare marcia più velocemente».
Ora si guarda al mercato. La priorità è restare a Miami?
«Credo di avere ancora più di una chance di restare in Nba, sono convinto che il mercato aprirà delle piste. Ovviamente, se dovessi decidere solo io, mi piacerebbe molto restare qui, anche perché la mia famiglia si è trovata bene in città. Ma una cosa ho capito in questi anni: aspettarsi qualcosa in questo mondo è sbagliato (sorride, ndr). A luglio faremo delle valutazioni e vedremo».
Ha già avuto modo di parlare col tecnico Spoelstra?
«Si, in occasione del classico exit meeting di fine anno. Ci siamo confrontati, ma dobbiamo attendere gli sviluppi. Oggi è ancora prematuro fare previsioni. C’è ancora il draft e molte franchigie non hanno ancora contezza di quello che vogliono fare. Serve attendere».
Come si è trovato a lavorare con lui?
«Molto bene, mi ritengo molto fortunato ad averlo avuto come allenatore. Non a caso viene considerato come uno dei migliori coach della storia della Nba. Richiede tanto e ha standard elevati, ma anch’io sono sulla stessa lunghezza d’onda per cui mi sono trovato bene fin da subito».
Qualora non dovesse proseguire il matrimonio con Miami, ha qualche altra piazza in cui le piacerebbe giocare?
«Sinceramente non ho pensato a nessun’altra squadra, la priorità resta Miami ad oggi, poi l’importante è che mia moglie e le mie figlie stiano bene».
Nello specifico cosa cerca nella sua prossima esperienza? Quali sono le sue richieste?
«Prima le ho detto che non bisogna aspettarsi nulla e che le promesse contano il giusto, ma vorrei che mi venga riconosciuto un ruolo che ritengo consono alle mie capacità, poi onestamente una città vale l’altra».
Sono circolate nelle ultime settimane voci che parlano addirittura anche di un suo ritorno in Eurolega. Le smentisce?
«Credo di essermi fatto un mazzo tanto per arrivare in Nba che è il campionato in cui sognavo di giocare da bambino e non me la sento ancora di voltare le spalle a questo sogno e tornare indietro. Purtroppo in Italia alcuni si svegliano la mattina e lanciano lo scoop “Fontecchio vicino all’Olimpia Milano” (sorride amareggiato, ndr), ma sono solo titoli pubblicati da alcune testate per creare hype. Al momento escludo un mio ritorno in Eurolega».
Secondo lei chi è la favorita per vincere l’anello (il titolo Nba, ndr)?
«Oklahoma City Thunder ha una squadra davvero competitiva, è la campionessa in carica e credo che sarà la squadra da battere. Però vedo molto bene anche San Antonio Spurs di Wembanyama (che nella notte ha vinto il titolo di difensore dell’anno, essendo il più giovane di sempre a riuscirci, ndr), sebbene manchi forse di un pizzico di esperienza. Poi le cito Denver e Boston che non possono essere sottovalutate quando le partite contano davvero».
In estate torna la Nazionale, ma ha già comunicato la sua assenza per la finestra di luglio.
«Si, ho parlato col ct Banchi e con Gigi Datome, spiegando che, essendo free agent, non posso allontanarsi dagli States in quella fase delicata del mercato. Però ho dato la mia piena disponibilità per la convocazione di fine agosto. Spero che per quella occasione possa stare bene a livello fisico».
Banchi molto probabilmente lancerà un rinnovamento complessivo del roster nel quale lei sarà uno dei veterani. Avete già parlato del suo ruolo?
«Sinceramente non ancora, ma sono certo che Luca introdurrà molti giovani promettenti in prima squadra. Io penserò soltanto a dare il massimo, il resto verrà da sè».
Invece, sempre in estate, è atteso a Pescara per inaugurare il campetto da basket intitolato a suo nonno Vittorio. Come procedono i preparativi?
«Stiamo andando avanti, grazie anche al supporto dell’assessore allo sport di Pescara, Patrizia Martelli. Ma, come lei ben sa, in Italia la burocrazia richiede tempi biblici per la realizzazione di un’opera pubblica. Siamo ancora nella fase di ottenimento degli ultimi permessi, prima di passare alla fase esecutiva. L’augurio mio e di tutta la mia famiglia è di poter inaugurare il campetto il prima possibile, casomai proprio in estate perché credo che sia una cosa davvero importante».
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