Giampaolo: io metto le idee, i giocatori fanno la differenza

17 Febbraio 2017

E’ stato anche in discussione Marco Giampaolo alla Sampdoria in questa stagione. D’altronde, nel calcio contano i risultati e quando non arrivano l’allenatore di Giulianova è sempre sulla...

E’ stato anche in discussione Marco Giampaolo alla Sampdoria in questa stagione. D’altronde, nel calcio contano i risultati e quando non arrivano l’allenatore di Giulianova è sempre sulla graticola. Ha rischiato, ma ha avuto la forza di guidare la squadra verso acque tranquille della classifica. I blucerchiati hanno infilato tre vittorie di fila e domenica, al Ferraris contro il Cagliari, puntano alla quarta. Occupano il decimo posto in classifica, nonostante le cessioni e una squadra in continua evoluzione. E Marco Giampaolo sta valorizzando altri talenti messi a disposizione dal presidente Ferrero che lo ritiene un maestro di calcio. E lui? Lui se la gode tra un sorso di buon vino e una boccata di sigaro. «Se sono stato vicino alla panchina di qualche big? Qualche volta sì», ha detto nei giorni scorsi di se stesso, «è successo con Juve, Milan, Roma, ma sono state opportunità che non si sono concretizzate, non delusioni, ho sempre guardato avanti». Aggiungendo poi: «La differenza la fanno i calciatori: un allenatore ha delle idee, i calciatori cercano di metterle in pratica ma con la loro qualità». Il segreto di Giampaolo sta nel «tenere sempre abbastanza tranquilli i giocatori, devono divertirsi, giocano a calcio perché si divertono, è un divertimento fatto con serietà. Ma abbiamo anche l’incoscienza giusta per giocarcela perché abbiamo tanti giovani stranieri che non si portano dietro usi e costumi della nostra cultura e vanno in campo e giocano. Senza pensieri. In Italia trasudiamo tensioni, ci sono pressioni, interessi, ma questi ragazzi non si creano tanti problemi al loro arrivo da noi, poi magari capiscono come funziona ed è probabile che possano subire anche loro un certo tipo di condizionamento». «Ma», ha argomentato Giampaolo, «il calcio è una passione e noi dobbiamo alimentarla, una partita di calcio non deve essere una guerra. La preparazione della gara la svolgi durante la settimana e i miei ragazzi sono sempre molto attenti, poi la domenica si gioca e l’importante è avere il gusto di giocare, divertirsi». Decisivo spesso il colombiano Luis Muriel. «Io penso che sia un problema di maturità, che la puoi conseguire a 20, 22, 23 anni, quando decidi di fare le cose per bene e credo che questo sia il suo anno», il suo pensiero. «Me lo avevano descritto come un grande talento ma incostante, eppure è l’unico calciatore che sostiene due volte il doppio allenamento, è attento all’alimentazione: è scattata nella sua testa la voglia di cambiare e lo sta dimostrando».