Giampaolo: non mi fido del Pescara di Zeman

2 Marzo 2017

Il tecnico giuliese della Samp applaude il boemo: «Mille panchine al Ferraris? Complimenti a lui, ha segnato un’epoca del calcio nonostante le sue evoluzioni»

PESCARA. È una delle eccellenze del calcio abruzzese. Non a caso il suo nome, quello di Marco Giampaolo, viene tirato in ballo per il valzer delle panchine della prossima stagione. Nonostante sia legato al club del presidente Ferrero fino al 2018. Più di una voce lo dà vicino alla Fiorentina che divorzierà da Paulo Sousa. Ma il 49enne allenatore di Giulianova tira dritto per la sua strada. Che è quella della Sampdoria. Sabato si incrocerà con quella del Pescara di Zeman. Alla guida della Sampdoria sta confermando quanto di buono fatto nella passata stagione a Empoli, la seconda vita in panchina del tecnico giuliese prosegue in ascesa. E chissà che in estate non percorra un altro gradino verso una big. Nel frattempo, eccolo pronto a sfidare quella che è stata una parentesi del suo passato che gli ha permesso, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, di annusare la panchina. "Il Pescara è il Pescara per un abruzzese", sospira dal suo quartier generale a Nervi.

Sabato affronterà il Pescara di Zeman.

«Per quanto riguarda l'obiettivo a breve termine, la salvezza, non è una cosa semplice. Per restare in serie A dovrebbe marciare al ritmo della Juventus o quasi. Glielo auguro, ma a partire dalla prossima partita, non quella di sabato».

L'arrivo di Zeman ha dato una scossa all'ambiente.

«È innegabile. Il ritorno di Zeman abbinato alla situazione particolare del Genoa (Juric esonerato dopo il 5-0 all'Adriatico-Cornacchia, ndr) ha prodotto una scossa di cui la piazza ha tratto beneficio in termini di entusiasmo e fiducia».

E sabato cercherà il bis al Ferraris dopo aver fallito la sfida con il Chievo.

«Si sa come giocano le squadre di Zeman, so che partita attendermi. Sarà un Pescara che giocherà all'attacco, la mentalità è quella. Zeman gioca solo per vincere, senza tatticismi».

Il boemo sabato festeggerà le mille panchine.

«Mamma mia! Io per arrivarci dovrò allenare fino a 80 anni… Complimenti a lui. Un personaggio unico. Che riesce sempre a dare la sua impronta di gioco».

Lei e Zeman?

«Non l'ho mai avuto come allenatore, ma, indirettamente, ho conosciuto i suoi metodi di lavoro. Ho giocato a Licata dopo che c'era stato lui in panchina. Era il 1992, in serie C. E l'allenatore era Angelo Lombardo che era stato il suo vice in precedenza. Uno zemaniano. Lo era anche nella postura in mezzo al campo. E anch'io ho fatto la preparazione tanto decantata di Zeman, l'ho sperimentata sulla mia pelle».

Com'era?

«Diciamo molto faticosa, ma, al tempo stesso, redditizia. Stiamo parlando di un tecnico che ha fatto epoca e a distanza di tanti anni è ancora sulla breccia, nonostante l'evoluzione del calcio a tutti i livelli. Tanto di cappello».

Sabato il pubblico doriano avrà la possibilità di vedere dal vivo anche Valerio Verre.

«Sì, è un giocatore che dal primo luglio sarà della Sampdoria e se la società ha investito su di lui vuol dire che ha grosse qualità».

Dovesse finire nella parte sinistra della classifica che campionato sarà per la Sampdoria?

«Ottimo, intanto perché avremmo migliorato il risultato della passata stagione. Che è poi quello che aveva chiesto la società, unitamente alla valorizzazione dei giovani e alla possibilità di offrire uno spettacolo calcistico all'altezza della situazione. Siamo sulla strada buona per centrare tutti gli obiettivi, ma per riuscirci non bisogna mollare di un centimetro».

Il fatto che già a fine girone d'andata i giochi per la retrocessione erano virtualmente fatti quanto ha inciso?

«Io guardo al lavoro quotidiano con cui arrivare a un certo standard di gioco. E, di conseguenza, ai risultati. Siamo partiti con diverse novità in organico, una squadra da assemblare con tanti giovani, alcuni dei quali nemmeno conoscevano la lingua italiana. Cerco di guardare alla crescita del collettivo, solo quello mi permette di raggiungere determinati traguardi».

La Sampdoria non ha mai vinto contro le ultime tre.

«Vero. E forse questa considerazione rende più valore ai nostri 35 punti in classifica».

Tre nomi di giovani dal grande futuro?

«Parlo per quello che vedo tutti i giorni e dico Lucas Torreira, ex Pescara, Patrick Schick e Milan Skriniar».

Ci saranno sorprese nella lotta per lo scudetto?

«La Juve ha qualcosa in più degli altri, la vittoria nel Dna, la benzina per vivere».

Per la gioia del suo amico Allegri.

«Max per certi versi è un fuoriclasse».

@roccocoletti1

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