i biancazzurri
PESCARA. E’ una carriera costellata di successi, quella di Ricardo Caputo, solido difensore trentatreenne che quest’anno vestirà la maglia del Pescara calcio a 5. Il suo percorso è legato a doppio...
PESCARA. E’ una carriera costellata di successi, quella di Ricardo Caputo, solido difensore trentatreenne che quest’anno vestirà la maglia del Pescara calcio a 5. Il suo percorso è legato a doppio filo a quello del nuovo tecnico Fulvio Colini, che lo ha notato quando ancora giocava con l’Augusta e ne ha fatto un baluardo della sua invalicabile difesa, portandolo prima a Montesilvano e poi in Veneto, dove ha giocato fino allo scorso anno con la Luparense. A Montesilvano arrivano una Coppa Italia (2007), uno scudetto (2009-2010) e la Uefa Futsal Cup (2011), mai conquistata prima da alcun club italiano. Poi, con la Luparense, c’è ancora occasione di vincere uno scudetto, una Coppa Italia e due Supercoppe. Insomma un’ottima premessa per il pubblico abruzzese che nutre grandi aspettative per il futuro del Pescara e che il difensore italo-brasiliano promette di non deludere. «Sono contento di essere tornato qui in Abruzzo, una regione che mi ha già dato tanto e che spero di ricambiare dando il mio contributo per portare in alto il nome del Pescara», ha dichiarato il giocatore. Arrivato in Italia 9 anni fa, Caputo non immaginava di riuscire a togliersi queste soddisfazioni: «A dire la verità sono venuto qui perché volevo prendere la cittadinanza e volevo poi tornare in Brasile a finire l’università, mi mancavano solo cinque esami. Ma poi le cose hanno preso un’altra piega, e sono contento di essere restato. In gran parte è merito del mister, che mi ha sempre dato molta fiducia». Riguardo al suo primo impatto con la nuova società, dopo il ritiro di Pizzoferrato, il biancazzurro ha dichiarato: «Per il momento ci siamo concentrati soprattutto sulla parte fisica, a cui il mister ha abbinato dei colloqui individuali e delle mini riunioni per spiegare ai ragazzi con cui non ha mai lavorato quale tipo di gioco si aspetta da noi. Lo stiamo seguendo tutti bene e mi auguro che possiamo arrivare il prima possibile a creare un gruppo forte e coeso. E’ vero che con il mister ho già vinto tanto, ma ogni anno che passa questo sport diventa più competitivo. Gli allenatori e i giocatori si aggiornano di continuo e il livello sale. Vincere è difficile, ma rimanere al top lo è ancora di più. Bisogna sempre dare il massimo». Sull’accusa di essere un po’ troppo “duro” in campo, precisa: «Credo siano nati pregiudizi su di me, soprattutto negli ultimi due anni. Ho uno stile forte nei contrasti, ma non sono uno che gioca sporco e mi auguro di non essere etichettato male e di non essere più penalizzato eccessivamente dalle scelte arbitrali».
Francesca Lupone
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