Iachini si gode lo spettacolo: «Le retrocesse e il Palermo hanno qualcosa in più»

24 Agosto 2018

L’ex tecnico del Sassuolo: «Alle spalle delle favorite vedo grande equilibrio Ci sono tante piazze storiche e rose valide, faccio fatica a fare una gerarchia»

PESCARA. La conosce come pochi e sa come vincere la serie B Giuseppe Iachini. E’ stata il suo trampolino di lancio e il 54enne tecnico ascolano non dimentica il suo passato, continua a seguirlo. Oggi ha la mente rivolta alla A, ma un occhio guarda sempre a quel campionato che lo ha visto sorridere quattro volte in precedenza grazie alle promozioni ottenute, in panchina, con il Chievo, il Brescia, la Sampdoria e il Palermo. In attesa di una chiamata dalla massima serie, eccolo impegnato nell’analisi di un campionato mai così tanto anomalo (con il format a a 19 squadre) e chiacchierato (a suon di ricorsi e minacce di sciopero).
Iachini, ha scaricato la app di Dazn?
«Sì, tutto pronto a casa. Seguirò anche la serie B, è un campionato che mi è particolarmente caro».
Perché?
«E’ una palestra per allenatori e calciatori. Specialmente quelli giovani. E offre lo spazio per le sorprese. Ci sono le favorite d’obbligo, ma questo campionato ha sempre regalato delle novità, lasciando i margini di affermazione anche a chi non gode dei favori iniziali».
Le sue favorite?
«Non solo le mie. I pronostici sono per le tre retrocesse più il Palermo. Verona, Crotone e Benevento, grazie al paracadute, hanno dei mezzi economici superiori alle altre e l’hanno messo sul piatto della bilancia durante il mercato rinforzando le rispettive squadre. In più dico il Palermo perché ha mantenuto l’intelaiatura dell’organico che ha sfiorato la promozione».
Lei è per la serie B a 19 o a 22 squadre?
«Io sono un allenatore, un uomo di campo, e per me è difficile esprimere giudizi che travalicano nell’aspetto giuridico. A me dispiace che siano rimaste fuori piazze come Cesena, Bari e Avellino per motivi economici. E dico che chi oggi si trova in serie C è perché così ha detto il campo. Poi, se ci sono motivazioni giuridiche per le quali devono salire in B è un altro discorso. E ognuno farà valere le proprie ragioni nelle sedi opportune».
Sarà un campionato meno stressante, dal momento che ci sono meno squadre.
«È fondamentale partire bene, e questo vale sempre per l’autostima e per accrescere la consapevolezza nei propri mezzi. Quest’anno ancor di più perché ci sono meno partite per recuperare l’eventuale terreno perso».
Dietro alle favorite?
«Faccio fatica a fare una graduatoria perché ci sono tante piazze storiche. Penso a Brescia, Pescara, Salerno. Allo stesso Cittadella che ha sempre fatto bene negli ultimi anni. E poi sono salite realtà come Lecce, Livorno e Cosenza che hanno una grande tradizione alle spalle. Inoltre, guardo gli organici ed è difficile individuare una meno forte dell’altra. Si dice sempre sarà un bel campionato, ma questo lo sarà più degli altri».
Lei è rimasto affezionato a Palermo.
«Sì, è vero. Ma guardo con affetto tutte le piazze nelle quali ho lavorato. Ho conquistato quattro promozioni in A, ma non dimenticate che l’anno della Juve in B sono arrivato quarto con il Piacenza, anche quella a modo suo può essere considerata una promozione».
Lei passa per essere uno specialista della B.
«Forse per il curriculum alle spalle. Con il Chievo siamo tornati subito in A dopo una retrocessione; con il Brescia abbiamo centrato l’obiettivo al termine di una lunga rincorsa; alla Sampdoria sono arrivato che la situazione sembrava irrecuperabile. E a Palermo la squadra non era partita granché bene, ma poi ha ottenuto quello che voleva. Devo dire che sono state delle belle imprese».
Qual è il segreto?
«Non scopro niente se dico che senza organizzazione di gioco non vai da nessuna parte. Occorre capire bene quali sono le caratteristiche dei giocatori e poi studiare il modo per valorizzarle al meglio. La ricerca della perfezione deve essere un’ossessione. E poi in B serve una certa continuità di risultati che deve passare per la caccia al successo dentro e fuori casa, senza distinzione. Con i tre punti a vittoria con tanti pareggi non vai da nessuna parte. E poi a fare la differenza sono i giocatori, le loro qualità che ti fanno vincere le partite».
Quale squadra la stuzzica più delle altre?
«Tutte. Prenda la prima gara, Brescia-Perugia, un partitone. Ripeto quest’anno sarà una serie B tosta».
Il Pescara?
«E’ un club che ultimamente ha ballato tra serie B e A, quindi va annoverato tra quelli che possono nutrire ambizioni. C’è un allenatore, Pillon, che è bravo. Anzi, vi dirò di più: è uno di quelli che ha raccolto meno di quanto seminato in carriera. Non dico che è stato sottovalutato, ma quasi. C’è un particolare che gioca a favore del Pescara, la continuità di lavoro assicurata a Pillon che alla lunga si può rivelare un valore aggiunto».
Crescono anche le presenze negli stadi di serie B?
«Diciamo che è un campionato appassionante e quindi interessante. Poi, i play off a otto squadre, le partite durante le feste di fine anno e altro ancora lo rendono ricco di pathos. Bisogna riconoscere all’ex presidente della Lega B Abodi di aver avuto delle intuizioni felici che hanno contribuito a dare maggiore visibilità al campionato».
Per chi farà il tifo?
«Vivo ad Ascoli e ho una certa simpatia per il Picchio».
E tra i colleghi?
«Seguo con interesse Andrea Mandorlini a Cremona, siamo stati compagni di squadra…».
Lei?
«Aspetto la chiamata giusta, si dice così? A parte gli scherzi, sono reduce da una bella stagione al Sassuolo. Abbiamo chiuso all’undicesimo posto e nel finale di stagione abbiamo avuto una media punti da Europa League. Poi, le strade si sono divise, perché la pensavamo in maniera diversa su certe cose. Ma ci siamo salutati con reciproca soddisfazione».
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