Il ct: «Piaccia o no, resto fino al 2016»

10 Febbraio 2015

Incontro in Figc con Tavecchio e Lotito per parlare della Nazionale

ROMA. «Resterò ct fino al termine del contratto, che piaccia o no a qualcuno». Antonio Conte chiude così il «tormentone» – come lo chiama lui stesso – sulla permanenza o meno sulla panchina dell'Italia, ma deve fare i conti con un ruolo che sperava sempre più vicino a quello di allenatore di club e che invece appare destinato a restare di semplice selezionatore. Il tecnico d'altronde al termine del faccia a faccia (erano presenti anche Lotito e Oriali) col presidente della Figc Carlo Tavecchio, ha incassato complimenti («il capitale investito su di lui è un atto di fede e speranza nei confronti di una persona che riteniamo all'altezza, è il nostro condottiero, voglio rinnovargli il contratto, non annullarlo»), ma soprattutto ha capito che «dovrà fare di necessità virtù» fino a quando non sarà varata la riforma dei campionati con la riduzione a 18 squadre in serie A, che permetterà di giocare di meno e contestualmente di avere più tempo a disposizione «per assistere al meglio la Nazionale». Tavecchio insomma ha invitato Conte a pazientare senza fare troppo rumore perché «alla Lega di Milano abbiamo chiesto alcune garanzie che ci sono state date (la fine della prossimo campionato il 15 maggio, ndc), altre sono in procinto di essere accolte (la data relativa alla finale di Coppa Italia, ndc). Non l'abbiamo fatto nell'interesse di Conte, ma solo della Nazionale, che è il bene di miglior prestigio che abbiamo, tutto il resto sono chiacchiere». La lunga giornata di Conte era cominciata con la notizia arrivata da Cremona sulla chiusura indagini (preludio della richiesta di rinvio a giudizio e di un eventuale processo) del pm sull'inchiesta relativa al calcioscommesse. Per il ct – allora allenatore del Siena – l'accusa è stata derubricata alla frode sportiva (era stato iscritto nel registro degli indagati anche per associazione a delinquere), ma il nuovo capitolo della vicenda che sul piano sportivo portò Conte a una squalifica di 10 mesi - poi ridotti a 4 - e al famoso grido di accusa “agghiacciante” ha colpito duramente il tecnico. Il quale avrebbe gradito una presa di posizione di solidarietà da parte della Figc, che al momento non è arrivata.