IL MALE PEGGIORE SAREBBE UNA CRISI DI IDENTITÀ

28 Ottobre 2016

di ANTONIO DE LEONARDIS Un Pescara così brutto non lo avevamo mai visto. Se per due mesi il cruccio maggiore era stato che la squadra (a parte rare eccezioni) riuscisse a raccogliere solo briciole...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Un Pescara così brutto non lo avevamo mai visto. Se per due mesi il cruccio maggiore era stato che la squadra (a parte rare eccezioni) riuscisse a raccogliere solo briciole nonostante prestazioni di buon livello, organizzazione di gioco convincente e affidabile, tante palle-gol sciupate e capacità di restare comunque in partita dal primo all'ultimo minuto, mercoledì sera ci siamo ritrovati invece di fronte a ben altra realtà.

Nemmeno un tiro in porta, cosa mai successa durante la gestione di Massimo Oddo, quasi una manifestazione di impotenza che è difficile spiegare con i limiti che certo condizionano i biancoazzurri o con la forza dell'avversario di turno. I giocatori dell'Atalanta avevano dalla loro corsa e maggiore fisicità oltre che compattezza sul piano tattico ma il Pescara, pur mantenendo a lungo l'iniziativa non ha dato mai l'impressione di poter fare breccia nei meccanismi difensivi della formazione di Gasperini.

Una prestazione piatta, incolore e senza acuti, una squadra irriconoscibile rispetto a quella che ci aveva entusiasmati nelle sfide col Napoli e con l'Inter, che aveva messo in enorme difficoltà il Sassuolo, che aveva buttato via un punto con il Chievo per eccesso di generosità, che aveva tenuto testa alla Sampdoria nonostante l'inferiorità numerica, che le aveva provate tutte per spuntarla con il Torino, che aveva avuto la forza di rimontare a Marassi contro il Genoa, che aveva pagato a caro prezzo qualche ingenuità di troppo con l'Udinese. Un'altra squadra, appunto, del tutto sconosciuta, all'improvviso condizionata quasi da una crisi di identità dopo le troppe delusioni accumulate nelle 9 partite senza vittoria sul campo.

Comprensibile ma non accettabile e pericoloso perché il guaio maggiore per questa squadra sarebbe proprio quello di perdere le sue certezze. La scorsa stagione qualcosa di simile capitò in due occasioni. A dicembre, nella trasferta di Brescia, ma soprattutto nel marzo nero delle cinque sconfitte consecutive. Il punto più basso fu appunto a Terni, da lì partì invece l'eccezionale cavalcata che portò i biancoazzurri in serie A. Determinante allora fu il lavoro di Oddo, anche sul piano psicologico, per rimotivare la sua squadra che, proprio per via delle sconfitte in serie, stava rischiando di smarrirsi perdendo le sue certezze.

E' ovvio, c'è enorme differenza tra serie A e B ma questo non cambia il nocciolo della questione: il Pescara, per sperare di riprendersi, non ha altra strada che quella di tornare a giocare, ovviamente con la massima determinazione, senza buttare per strada i suoi valori migliori che restano qualità, coraggio, voglia di provarci con tutti, magari pure con il Milan che è il suo prossimo avversario. La partita la puoi anche perdere ma senza mai tirare in porta è impossibile vincerla.

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