Il mio addio? Io chiaro gli altri un po’ meno...

Il tecnico torna sul divorzio dalla Virtus della scorsa estate
PESCARA. È una gara molto sentita nonostante le smentite di facciata. Marco Baroni è l’uomo più atteso dai tifosi del Lanciano. È il grande ex che torna per la prima volta da avversario al Biondi. Il nocchiero biancazzurro detiene il record di punti conquistati in B dalla Virtus e l’anno scorso ha sfiorato i play off con la formazione rossonera.
La sua pretattica in settimana ha raggiunto picchi quasi insostenibili. Bjarnason fuori, Salamon in panchina, Sansovini non è al meglio e via discorrendo... Ci può stare, parafrasando Rafa Benitez, ma alla fine si sa che la formazione è sempre un segreto di Pulcinella. «Bjarnason giocherà solo se mi darà garanzie perché ho bisogno di giocatori che mi diano il massimo e non il 60%», ha detto il tecnico ieri mattina prima della rifinitura.
«Il modulo? Posso dire che giocheremo 4, 2 e poi vedremo». Sorride Baroni, un po’ meno i cronisti presenti durante la conferenza stampa. Il tecnico fiorentino sente particolarmente la partita e preferisce non scoprire le carte.
Alla fine, però, potrebbe optare per il 4-4-2. Bjarnason è recuperato e giocherà dall’inizio, anche se non è al top.
L’unico dubbio al momento c’è in difesa con il ballottaggio Zuparic-Fornasier con il primo in leggero vantaggio. In mediana spazio a Selasi e Memushaj, mentre il tandem offensivo sarà formato da Pettinari e Melchiorri.
Sansovini si accomoderà in panchina. «Marco è un giocatore molto importante, sia dall'inizio che a partita in corso. Sente tanto la maglia, e dà tutto in ogni caso. Per un allenatore è difficile tenerlo fuori. Posso dire però che da quando è arrivato ha dato il 300% e un po’ ne ha risentito, ma ora fisicamente sta bene».
Tra le due squadre chi è la favorita? «Forse noi, di poco, perché in questo momento abbiamo un vantaggio in classifica ma è una partita aperta. Al di là dei discorsi sul derby, ci sono punti importanti in palio perché entrambe hanno l'obiettivo dei play off. In queste partite la determinazione e la capacità di sfruttare al massimo le occasioni fanno la differenza».
L’allenatore, poi, parla sui suoi trascorsi rossoneri. «Posso capire che la mia scelta sia stata difficile da accettare. Nella vita non si può accontentare tutti, ma ho dato tutto e sono tranquillo». I tifosi rossoneri, però, non hanno digerito il passaggio al Pescara. «Verrò beccato dai tifosi con i cori? Quando sono in campo non sento niente». E poi quando gli si fa notare che forse la mancanza di chiarezza da parte alla fine dello scorso campionato ha fatto infuriare la piazza frentana. «Io dovevo essere più chiaro? Forse doveva esserlo qualcun altro». Ed ecco che arriva la stoccata alla sua vecchia società. A Lanciano hanno etichettato questo derby come “una finale di Champions”, a partire dal tecnico Roberto D’Aversa. «È una partita sentita, anche da parte dei miei ragazzi. Per loro è come una finale di Champions? Ognuno vede le partite a modo suo, per me sono tutte finali da qui alla fine, ma sono d’accordo con D’Aversa perché questa partita può significare tanto, per noi e per loro. Questa è la prima di tre partite decisive che giocheremo in pochi giorni. Ecco, questa è la settimana decisiva in cui si decide il futuro».
L’amuleto Mesa. È sbarcato ieri pomeriggio a Pescara il socio sudamericano Victor Mesa. L’imprenditore uruguaiano, che detiene il 10% del club, l’anno scorso ha seguito il derby Lanciano-Pescara e il Delfino ha vinto. Quest’anno ha voluto ripetere il viaggio per osservare da vicino Torreira, arrivato al Delfino dal suo Wanderers Montevideo, e per portare fortuna ai biancazzurri.
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