Il Napoli cala il tris, al Pescara resta l’onore delle armi

16 Gennaio 2017

Buon primo tempo, nonostante le tante assenze poi ennesima dormita difensiva e gli azzurri dilagano

Il solito gol incassato sugli sviluppi di palla inattiva, l’ennesimo. E poi la resa. Onorevole, certo. Ma poco cambia, sempre tre gol sul groppone: il San Paolo si è confermato uno stadio avaro di soddisfazioni per il Pescara. Oggettivamente, non poteva andare diversamente se si tiene conto delle dieci assenze tra infortuni e squalifiche e della differenza di valori in campo, acuita da un’emergenza che ha indotto Oddo a richiamare in mattinata Zuparic (in lista di partenza), che era a casa, per sostituire il febbricitante Stendardo.

Impossibile tenere testa a questo Napoli che macina gioco e gol e che rafforza la terza posizione in graduatoria. I biancazzurri ci sono riusciti per un tempo, il primo, chiuso sullo 0-0. Poi, ha ceduto di schianto. Un uno-due, all’inizio della ripresa, in 120 secondi. Letale. Bravo il Napoli, ma come si fa a restare fermi come belle statuine sulla punizione laterale di Jorginho, lasciando libero Tonelli di schiacciare di testa in rete?

Nuovo anno, vecchi problemi. Disattenzione fatale, il crollo di un argine. E così dopo un sospetto contatto in area azzurra tra Tonelli e Gilardino(i dubbi restano!) ecco il raddoppio di Hamsik (100° gol con la maglia del Napoli) a seguito di un’azione in cui già Bizzarri si era superato in uscita su Callejon. 2-0 e partita virtualmente chiusa dopo quattro minuti della ripresa. Il resto è accademia, compreso il 3-0 di Mertens (50 reti con la casacca azzurra), al 40’, e il 3-1 su rigore di Caprari, a tempo scaduto. Fin quando i biancazzurri sono riusciti a tenere i ritmi alti, andando a pressare il Napoli nella propria metà campo, la partita è stata equilibrata e godibile.

Nel primo tempo il progetto tattico di Oddo è riuscito a imbrigliare gli azzurri che hanno segnato gol in 47 delle ultime 48 gare casalinghe. Un 3-5-2 affatto difensivo, ma rabberciato con Benali e Verre esterni del centrocampo e Bruno centrale. Comunque propositivo e abile nel fraseggio. Dignitoso.

La difesa a tre con Crescenzi, Zuparic e Coda è quanto di più improvvisato potesse capitare. Ha tenuto fin quando ha potuto, poi sono caduti gli argini. Colpa (anche) delle tante assenze che hanno stravolto la squadra che Oddo aveva in mente. Eppure, qualche segnale positivo si è visto. In primis, lo spirito di squadra; la voglia di non mollare e di non arrendersi alle avversità. Per carità, poco o nulla nell’area del Napoli, ma il Pescara ha tenuto bene il campo per 45’. Ha dato la sensazione di essere una squadra in grado di tenere testa all’avversario. Una costante per i biancazzurri che hanno sempre fatto bella figura contro le big, racimolando però le briciole. Sconfitta onorevole, ma pur sempre un altro passo falso con una situazione di classifica che si fa sempre più disperata, alla luce del pareggio esterno dell’Empoli, a Genova contro la Sampdoria, che ha allargato a nove punti il solco dal quart’ultimo posto in classifica, l’ultimo utile per restare in serie A.

E’ vero che il Pescara deve recuperare una partita (il primo febbraio contro la Fiorentina, in casa), ma va detto che la situazione è molto difficile. Dei nuovi in campo, almeno all’inizio, c’era solo Alberto Gilardino che si è battuto bene, aiutando la squadra nello sviluppo del gioco senza però lasciare il segno negli ultimi venti metri.

L’apporto dei rinforzi deve essere un valore aggiunto, altrimenti addio ai sogni di salvezza. Detto che oggettivamente, alla luce dei 29 punti di differenza prima del calcio d’inizio e delle tante defezioni, era impensabile uscire indenni dal San Paolo, va rimarcato un fatto: non c’è più tempo da perdere! E già la sfida di domenica (ore 15) contro il Sassuolo, all’Adriatico-Cornacchia, comincia ad assumere le sembianze dell’ultima spiaggia. Il Pescara, però, deve darsi una svegliata. Subire gol come quello di Tonelli è fuori da ogni logica per una squadra di serie A. E la squadra di Oddo spesso si è fatta infilare sugli sviluppi di palla inattiva. Una carenza di attenzione e concentrazione, che è una di quelle qualità che fanno la differenza.

@roccocoletti1

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