«Il Pescara non mi rivoleva Io mi sono preso la serie A»

L’ex biancazzurro ha segnato il rigore decisivo per la promozione del Cesena «Sono andato via io, poi ho chiarito ma la società ha detto che non c’era più posto»
PESCARA. Dispiace per i tifosi biancazzurri, ma alla fine ha avuto ragione lui. È suo l’ultimo gol del campionato di serie B ed è quello che ha regalato al Cesena la promozione in A.
Lontano dallo stadio Adriatico, Emmanuel Cascione ha rivissuto le stesse gioie di due anni fa, quando vinse il campionato con il Pescara di Zdenek Zeman.
Cascione, ormai è un esperto di promozioni.
«Sono felicissimo. Sapevamo di poter centrare il traguardo e ce l’abbiamo fatta. Il rigore della vittoria è la ciliegina sulla torta di una stagione indimenticabile».
In 29 partite 7 gol. Un rendimento altissimo, nonostante l’infortunio muscolare.
«Sono rimasto fermo due mesi, ma poi non ho avuto più problemi. Ho anche segnato una rete in più rispetto al campionato vinto due anni fa a Pescara: chi se lo aspettava?».
Tra i suoi ex compagni chi l’ha chiamata?
«Ho ricevuto tanti messaggi. I primi sono stati quelli di Damiano Zanon, Luca Anania, Marco Sansovini e Antonio Bocchetti. Comunque da Pescara ne sono arrivati a decine».
È una rivincita nei confronti della sua vecchia società?
«Assolutamente, sono stato io a chiedere di andare via. Poi ci ho ripensato, ma mi è stato detto che il gruppo era già consolidato. In ogni caso, nutro tanto affetto nei confronti dei dirigenti pescaresi».
Giorni fa l’ad Danilo Iannascoli ha detto al Centro: “Se potessi tornare indietro, farei di tutto per trattenere Cascione”.
«Ripeto, la colpa è mia. C’erano stati problemi, ma poi li abbiamo risolti. Ringrazio Danilo che è una cara persona, così come il presidente Sebastiani, anche se forse un errore lo hanno commesso».
Quale?
«Si sono fidati troppo del calcio estivo. Le prime amichevoli avevano dato ottime indicazioni. Sembrava che la squadra avesse già una precisa identità. Invece, la verità è che il calcio estivo non conta niente: il campionato è tutta un’altra storia».
Perché il Pescara ha fallito i suoi obiettivi?
«Forse è mancata una totale coesione. In serie B accade spesso che squadre molto forti non riescano ad ingranare. Servono unità di intenti e tanta voglia di sacrificarsi. Anche il Cesena aveva numerosi giocatori con un curriculum di primo livello, però in campo hanno mostrato la stessa rabbia e determinazione dei debuttanti».
Qual è stato il segreto del vostro successo?
«Il gruppo, sempre pronto a soffrire. Poi c’è un allenatore che ti dà una carica incredibile. Sapete quante critiche ha dovuto incassare Bisoli? È andato sempre dritto per la sua strada, mettendo a tacere le polemiche. Alla fine ha vinto lui ed è la terza volta che trionfa a Cesena».
Il suo cartellino è del Parma. Con chi giocherà l’anno prossimo?
«Non lo so. A breve il mio procuratore parlerà con Pietro Leonardi (ad dei ducali, ndc) per definire la questione. Spero di avere risposte immediate: vorrei andare in ritiro con una sola squadra, non come è accaduto l’anno scorso».
E ora vacanze meritate. Dove è diretto?
«Me lo chiede pure? La risposta è scontata: Pescara».
Giovanni Tontodonati
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