Il Pescara punito tra le proteste

20 Ottobre 2019

Il gol del 2-2 annullato a Brunori grida vendetta, ma la squadra nella ripresa è rinunciataria

PESCARA. Altro che decollo. Arriva la seconda sconfitta di seguito in casa, la terza nelle ultime quattro gare di campionato. La notte (e l’impresa) di Ascoli resta un episodio in un contesto negativo per un Pescara che fallisce la prima delle due gare di fila che gli riserva il calendario. Un passo falso su cui c’è una macchia - il gol annullato a Brunori che sarebbe valso il pareggio - destinata a condizionare anche i giudizi sui biancazzurri che comunque pagano il secondo tempo rinunciatario dopo una prima frazione di gioco accettabile. Se la gode lo Spezia - reduce da tre sconfitte di fila, cinque nelle ultime sei gare - che lascia l’ultimo posto in classifica grazie a un uno-due micidiale alla metà della ripresa. Prima Bartolomei (al 24’) e poi il figlio d’arte Gudjohnsen (26’), appena entrato, ribaltano il vantaggio di Machìn al 23’ del primo tempo. Fischi per i biancazzurri, mentre gli spezzini si abbracciano a fine partita per festeggiare un successo che mancava da due mesi, esattamente dalla prima di campionato. Si parlerà a lungo del gol annullato a Matteo Brunori, al 34’ st, quando lo Spezia era già sull’1-2. Quel tocco di mano sanzionato dall’arbitro Massimi di Termoli non si vede in nessuno dei replay televisivi. Probabilmente, non c’è proprio e Brunori si dimena in campo per dimostrarlo. Niente da fare per lui e per il Pescara che resta nella parte destra della classifica. Un tempo a testa, ecco perché forse il pari avrebbe fotografato meglio l’andamento di una partita non eccelsa sul piano tecnico. Primo tempo appannaggio del Pescara, più padrone del gioco, più dinamico, abile a prendere il sopravvento a centrocampo con i due esterni del 3-5-1-1, Zappa e Masciangelo, molto alti. Lo Spezia è timido e impaurito. Subisce il gioco dei biancazzurri che, però, non è incisivo. Il risultato lo sblocca Machìn, il giocatore più tecnico di Zauri, con un destro dal limite, approfittando della linea difensiva avversaria che si apre. La supremazia nel possesso palla è del Pescara, ma, al di là del gol, solo Busellato nel finale si rende pericoloso. Poco. Tutt’altra musica nella ripresa. Italiano tocca le corde giuste e lo Spezia diventa padrone del gioco, approfittando del Pescara che indietreggia il proprio raggio d’azione. Gli esterni diventano terzini, non più ali. Non attaccano più. Gli aquilotti fanno tanto possesso palla e passano all’incasso quando il 21enne islandese Sveinn Aron Gudjohnsen - figlio di Eiour, oggi 41 anni, ex attaccante del Chelsea e del Barcellona - prende il posto dell’evanescente Gyasi. Italiano trova il riferimento offensivo per la ragnatela di passaggi che schiaccia i padroni di casa nella propria metà campo. E così prima Bartolomei, con un destro, e poi lo stesso Gudjohnsen, di testa, firmano il sorpasso che puntella la panchina di Italiano. Più che altro puniscono l’atteggiamento remissivo del Pescara, incapace di ripartire e di spezzare la fitta serie di passaggi degli spezzini. Poca personalità. L’anno scorso il secondo tempo di ieri avrebbe provocato commenti al vetriolo sulla filosofia di gioco sparagnina di Pillon, oggi viene annacquato dall’episodio del gol annullato (ingiustamente) a Brunori. Resta l’atteggiamento affatto propositivo.
Il Pescara nella ripresa rinuncia a giocare vuoi perché gli esterni si abbassano troppo vuoi perché a centrocampo nessuno riesce a mantenere il ritmo della prima frazione.
Finisce con la delusione del popolo biancazzurro che anche questa volta non tocca quota 6.000, fermandosi a 5.685, in controtendenza con i campionati di serie A e B che negli ultimi due anni hanno fatto registrare un segno positivo alla voce presenze negli stadi.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA