Il Roseto si spegne e dice addio all’A2

I biancazzurri, subito sotto, vengono travolti da Rimini che festeggia la promozione. Quaglia: «La stagione resta super»
RIMINI. Tornare a Roseto, per gara 5, sarebbe stato un sogno. Un sogno che svanisce, invece, dopo 5’ del primo tempo, quando, sul 6-6, l’attacco dei biancazzurri si inceppa mentre quello riminese vola. Ci vuole poco, nel basket, per arrivare in doppia cifra, prendere fiducia e, contemporaneamente, farla perdere agli avversari. La serie tra Rimini e Roseto si chiude qui, dopo due vittorie di Rimini al PalaMaggetti, un successo di Roseto al PalaFlaminio ed una gara quattro che non ha rispettato per niente le attese della vigilia. Rimini ha innestato la sesta ed ha preso, sin dal secondo quarto, dieci punti di vantaggio. Il 20-6 è stato mantenuto costantemente per tutto il secondo parziale. In un paio di occasioni, estemporanee, Roseto è riuscita a scendere sotto i dieci punti di distacco ma poi, nel secondo tempo, i romagnoli hanno sfondato ripetutamente la difesa biancazzurra raggiungendo e superando comodamente i 20 punti di distacco.
Difficile dire, in una gara del genere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato. Una cosa è certa. Di cronaca, in un contesto come questo, è assolutamente impossibile parlarne. Roseto, forse, era scarica dopo gara tre, non era riuscita a recuperare fisicamente da un dispendio di energie così elevato. C’era bisogno, forse, di qualche giorno in più di riposo e di recupero, cosa che Rimini ha saputo gestire nel migliore dei modi mentre coach Quaglia, evidentemente, no. Un altro dato che balza subito agli occhi riguarda i tiratori rosetani. Da Nikolic a Di Emidio, nessuno è stato all’altezza della situazione, due soli, Amoroso e Zampogna, in doppia cifra è un brutto segnale ed un brutto sintomo. Attenzione, però, a buttarla sul singolo perché non è così. Un’altra componente importante, quella psicologica, è andata a farsi benedire. Roseto è parsa svuotata, sfatta, incapace di recuperare il passivo non tecnicamente ma mentalmente. Così Rimini ha messo la freccia nel primo quarto (6-6 l’ultimo pareggio abruzzese…) e, da lì in poi, non ha più mollato l’osso ampliando a proprio piacere il vantaggio. Un ultimo dato testimonia la svagatezza di Roseto: le palle perse. Con 19 palloni regalati all’avversario è letteralmente impossibile pensare che tu, mentalmente, sei in corsa per vincere una finale promozione. E così è stato. Rimini va in A2 , Roseto si lecca le ferite.
Le interviste. A fine partita, mentre fuori dal PalaFlaminio si odono i clacson dei tifosi riminesi in festa, Danilo Quaglia ringrazia tutti: «Il primo grazie vorrei farlo alla proprietà perché ha messo me come allenatore. Li ringrazio di cuore, solo loro potevano fare una scelta del genere. Per questo li ringrazio di cuore. Dico che, quest’anno, abbiamo fatto qualcosa di importante. Abbiamo vinto la stagione regolare, la Coppa Italia, ma più di questo conta avere riportato la gente al palazzetto e due volte 400 tifosi qui a Rimini, in trasferta. Non era facile perché 400 persone, in trasferta, non le vedevamo da tantissimi anni. Vediamo vincere per il secondo anno di fila », chiude il coach, «ma ricordo che gli avversari sono stati più bravi di noi, hanno espresso un gioco fisico ed importante. Complimenti a loro noi non abbiamo niente da recriminare».
Daniele Tartaglia

