Il viaggio di Busellato «Da Bassano a Foggia ma Pescara è il top»

17 Ottobre 2019

Il centrocampista veneto: «Tra il nord e il sud gli stili di vita sono diversi, questa per me è la città ideale dove giocare» 

PESCARA. Da Bassano del Grappa, città di Renzo Rosso, fondatore della Diesel, multinazionale della moda italiana, fino a Pescara. Passando per Cittadella, Terni, Salerno, Foggia e Bari. Un viaggio lungo lo Stivale, tra abitudini e stili di vita differenti. A 26 anni il centrocampista biancazzurro Massimiliano Busellato fa tappa a Pescara in quella che definisce «il giusto compromesso tra gli stili di vita del nord e quelli del sud». Nato a Bassano e cresciuto calcisticamente nel Cittadella, dove tra giovanili e prima squadra ha trascorso 12 anni, Busellato ha lasciato il Veneto quattro anni fa per andare alla Ternana. Poi le esperienze, sempre in B, con Salernitana, Foggia e Bari dove la passione per il calcio è viscerale, a tratti esasperata. La mezz’ala di Bassano si è raccontata al Centro durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it.
Busellato, ad Ascoli è arrivato il suo primo gol col Pescara.
«Sono felice soprattutto per i tre punti perché conquistati contro una delle 4-5 favorite per la promozione. Il pareggio sarebbe stato più giusto, ma alla fine il nostro atteggiamento è stato premiato».
La vittoria di Ascoli vi ha ridato fiducia?
«Quando vieni da due sconfitte consecutive, perdi le convinzioni. È stata una vittoria importante dal punto di vista del morale. Ora abbiamo un altro banco di prova».
Sabato, all’Adriatico-Cornacchia, arriva lo Spezia.
«È una squadra che ha raccolto meno di quanto ha prodotto. Dobbiamo fare una grande partita».
Le due gare consecutive in casa con Spezia e Benevento possono rappresentare la svolta della stagione?
«Sono partite importanti contro due squadre forti. Se dovessimo vincere, faremmo un bel passo in avanti sul piano delle nostre convinzioni».
Quanto ha influito il cambio di modulo (dal 4-3-3 al 3-5-1-1)?
«Sicuramente avrà influito, ma la differenza l’ha fatta lo spirito con il quale siamo scesi in campo».
Lei ha giocato a Salerno, Foggia e Bari. Come si trova un uomo del nord al sud?
«Non è assolutamente facile. Abbiamo due modi di vivere completamente diversi e contrastanti. All’inizio ho fatto molta fatica ad adeguarmi alle abitudini del sud. Poi mi sono adattato».
Le differenze che ha notato tra le due realtà?
«Al sud sono più aperti, tutti fin da subito ti danno confidenza. Al nord siamo più chiusi, si fa fatica anche a salutare il vicino di casa. Siamo più concentrati sulla nostra vita e diamo poco peso a quella degli altri. Al sud, invece, c’è più calore anche a livello calcistico. La gente ti ferma per strada per una foto o un autografo, ti fa sentire importante. Per me che sono chiuso di carattere, è una cosa imbarazzante».
A Foggia i tifosi le hanno lanciato una bomba carta nel giardino di casa.
«Quando le cose vanno male, sappiamo tutti che giocare al sud è più difficile. Lì hanno una passione viscerale per la propria squadra nel bene e nel male».
Pescara è una via di mezzo tra nord e sud?
«Per un nordico come me, Pescara è la soluzione ideale. È una città bella, vivibile e tranquilla. Al nord i ritmi sono più frenetici. Poi a Pescara la società è organizzata, lo stadio è curato nei minimi dettagli, il campo è perfetto».
Quali sono le sue caratteristiche?
«Ho sempre fatto la mezz’ala. So di non essere un campione a livello tecnico. Ho dei limiti che cerco di mascherare correndo più degli altri».
Ad Ascoli, però, è stato freddo dal dischetto.
«Ci ho pensato poco e ho calciato forte a incrociare. È andata bene».
Ha trascorso 12 anni a Cittadella. Ha lasciato il cuore lì?
«Sì, Cittadella è la mia seconda famiglia. È una grande società, le persone che ci lavorano sono squisite. Ho ottimi ricordi. Spero di tornarci a fine carriera per allenare il settore giovanile o per collaborare in un altro ruolo. Cittadella è casa mia».
Perché è andato via?
«Per ambizioni personali e per migliorarmi. Quell’anno (stagione 2014-2015, ndr) eravamo retrocessi e abbiamo trovato di comune accordo una soluzione (la Ternana, ndr) che andasse bene a tutti. Non rimpiango la scelta fatta».
Tornando al Pescara, quali sono le vostre prospettive?
«Non lo sappiamo dove possiamo arrivare. La mia sensazione è che siamo una squadra che può fare tanto, ma che è ancora incompiuta. Dobbiamo migliorare in fretta se vogliamo fare qualcosa di importante».
Lei ha giocato solo tre partite finora. Si aspettava maggior minutaggio?
«È ovvio che quando non giochi sei deluso, ma in campo vanno in 11 e le scelte dell’allenatore vanno accettate».
Che impressione le ha fatto Zauri?
«Ottima. È una persona umilissima e trovarne così nel mondo del calcio non è facile. È una persona corretta, aperta al dialogo. Non abbiamo problemi con lui. Ha buone idee, può fare un bel percorso».
Qual è l’allenatore a cui è più legato?
«Roberto Breda che ho avuto a Terni. Mi ha fatto giocare tanto, forse perché rivedeva in me le caratteristiche che aveva quando giocava. Mi ha cercato anche quest’anno per portarmi a Livorno, ma ho subito accettato il Delfino».
Che campionato è stato finora?
«Molto livellato a livello fisico e mentale. Corazzate non ne ho ancora viste. Ci sono squadre con grandi potenzialità ancora inespresse. Il Crotone è quella che mi ha impressionato di più».
A 26 anni Busellato sogna ancora di giocare in A?
«Sono consapevole che non è facile arrivarci. Dai 23 anni in poi non sei più considerato giovane nel calcio. Non sono un giocatore che fa 10 gol a stagione e riesce ad attirare su di se le attenzioni delle società. In serie A posso arrivarci soltanto vincendo la B».
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