In 2.400 sugli spalti dopo 22 anni di attesa

21 Novembre 2016

L’Avezzano in vantaggio a tre minuti dalla fine, ma L’Aquila rimedia subito Palo di Valenti. Gara nervosa: 4 espulsi, tra cori e sfottò. Tifosa soccorsa in curva

L’AQUILA. Quando Leto, a tre minuti dalla fine, scappa sulla sinistra e infila in diagonale la porta di Farroni sembra di rivedere la partita di Coppa di agosto. E invece a rimettere le cose a posto ci pensa Zane che dalla distanza batte Lewandowski: 1-1. È racchiuso tutto in un minuto un derby atteso 22 anni, di fronte a un pubblico record per il nuovo stadio “Gran Sasso d’Italia-Italo Acconcia” con oltre 2400 presenze.

Un tempo a testa – nel primo più Avezzano, nel secondo più L’Aquila – quattro espulsi (qui vincono gli ospiti, tre a uno), sette ammoniti, provocazioni e isterie anche da parte di tesserati (prima, durante e dopo), cori e sfottò come a ogni derby che si rispetti. Con un brivido vero intorno al 30’, quando una giovane sostenitrice aquilana accusa un malore e viene soccorsa in curva e trasportata in ambulanza in ospedale. La partita si ferma per 5 minuti, di comprensibile concitazione e apprensione, con l’allenatore dell’Aquila Morgia che lascia la panchina e va sotto la curva a sincerarsi delle condizioni della donna. Il malore ferma per un attimo gli insulti nel settore ospiti, che riprendono regolarmente appena si ricomincia a giocare.

L’Avezzano sfodera la sciabola per la partita della vita, quella che si aspetta per un anno intero. L’Aquila, dal canto suo, gioca di fioretto e a conti fatti rischia grosso. I rossoblù, tuttavia, possono recriminare per un palo clamoroso che respinge un tiro di Valenti a metà secondo tempo.

Nella prima frazione, invece, gli ospiti cercano la porta con maggiore insistenza, ma mai impegnando seriamente il portiere aquilano Farroni. Sull’altro fronte, Lewandowski si mette in evidenza in un paio di occasioni ribattendo due tentativi di Ganci. L’Aquila – che paga oltremisura l’assenza di Minincleri, squalificato – parte con una difesa a tre, poi cambia in corsa e si schiera come gli avversari. Tortora chiede ai suoi il massimo. L’agonismo non manca e l’arbitro a fatica lo contiene. Un esempio? Al 9’ st si beccano Zane e Bittaye col pallone in fallo laterale. Il 7 biancoverde entra a piedi uniti sull’avversario e in un attimo scoppia il parapiglia, sedato a fatica. Ganci viene steso e finisce a terra in mezzo ai biancoverdi, l’arbitro prende i primi due che si trova a tiro e li manda fuori, uno per parte: Russo per L’Aquila e Di Genova per l’Avezzano. È questa la scintilla che scuote la squadra di Morgia e mette il freno all’Avezzano, che si rintana tutto nella sua metà campo per uscirne solo in occasione del gol. L’Aquila, al contrario, si riprende campo e partita e sfiora il gol due volte con Valenti (tiro di poco fuori e palo) e una con Ganci che chiama agli straordinari il portiere avversario. Nei cinque minuti finali succede di tutto, con il passaggio indietro di Arboleda che lancia Leto: gol e gesti sotto la curva aquilana. Che si accende e spinge la squadra al pari. Faal, appena subentrato a Diktevicius, recupera un pallone su cui si avventa Zane per l’imprendibile sinistro: 1-1. L’Aquila ci prova ancora, ma è troppo tardi. La vetta ora è a meno 3.

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