Inter, Spalletti finisce sotto processo

13 Dicembre 2018

Cambi e personalità: la mancata qualificazione scatena i tifosi

MILANO. Il sogno è svanito, resta solo la durissima realtà. L'Inter si risveglia in Europa League dopo aver sfiorato gli ottavi di Champions e sul banco degli imputati c'è Luciano Spalletti. Non può essere altrimenti per una squadra capace di battere solo il Frosinone dal 6 novembre, inanellando prestazioni e risultati non all'altezza quando serviva il salto di qualità. Tradendo nel peggiore dei modi il sentimento di tutto il mondo interista, a partire dai tifosi. Qualcosa si sta incrinando nel rapporto tra il tecnico e la tifoseria. Spalletti non lesina ringraziamenti, ma i malumori crescono. Irritazione giustificabile, dati i risultati dell'ultimo periodo e anche l'atteggiamento di una squadra in difficoltà più a livello di testa che di gambe. Un problema evidente nella gara con gli olandesi. La personalità non si può insegnare, la capacità di restare lucidi nei momenti peggiori invece sì, e qui la mano di Spalletti pare scomparsa. Ora i cambi sono tra le principali accuse al tecnico, che già nella passata stagione aveva fatto discutere, su tutti la sostituzione Icardi-Santon con la Juventus. Nel tennis qualcuno la chiama 'braccino’, si può definire più facilmente paura di vincere, una colpa se arriva da chi dovrebbe guidare una squadra immatura per certi palcoscenici: non a caso, con il Psv è andata in svantaggio per la sesta volta in sei gare europee. Dopo l'inizio tragico sembrava essersi ripresa, ora l'Inter si è di nuovo squagliata sotto il peso delle aspettative. Nel mirino anche l'assenza di una scintilla che porti grinta e determinazione. Doveva essere rappresentata da Nainggolan, ma la gestione rivedibile del post infortunio lo ha lasciato fuori nelle ultime gare. E qui entra in gioco l'insistenza di Spalletti di puntare sul belga non al meglio, su un modulo che non sembra adattarsi alla squadra, su un Perisic in affanno, sul non provare quasi mai la coppia Lautaro-Icardi. Al capitano si può dire poco, i quattro gol in sei gare parlano da soli, così come si può dire poco a chi come Politano, Skriniar e De Vrij ha tirato la carretta finché ha potuto: nel momento decisivo, però, gli altri presunti big sono scomparsi, da Brozovic ad Asamoah. Ora non resta che l'Europa League, occasione che va sfruttata e non gettata al vento come fatto spesso dalle italiane. A provare a tenere la barca dritta ci penserà anche Beppe Marotta, che da oggi è ufficialmente amministratore delegato nerazzurro per l'area sportiva, dopo la nomina del CdA.