«Io, l’ombra di Benitez dalla C al grande calcio»

Il team manager racconta un anno vissuto a Napoli tra serie A e Champions
Oggi è l’ombra di Rafa Benitez a Napoli. Ma gli sportivi abruzzesi ricordano Giampaolo De Matteis per i suoi trascorsi di calciatore ad Avezzano e a Chieti: quattro anni nella Marsica e altrettanti nel capoluogo teatino.
Un giocatore duttile: a centrocampo o in difesa, ha ricoperto tutti i ruoli. Non una primadonna, non un giocatore che rubava l’occhio con le giocate, ma terribilmente utile alla causa. Una di quelle pedine che tutti gli allenatori vorrebbero avere in rosa. Tignoso e grintoso in campo quanto sorridente e disponibile fuori. Un uomo-spogliatoio.
Di lui non si ricordano polemiche. Ma la piacevole voglia di chiacchierare e di informarsi. Un calciatore atipico che in carriera ha curato anche gli studi, tanto che ha in bacheca anche una laurea. E a distanza di anni, dopo una carriera spesa sui campi di serie C, eccolo in serie A: è il team manager del Napoli, l’ombra di Benitez. Dove c’è il tecnico spagnolo spunta sempre il suo volto sorridente.E’ un dirigente apprezzato. Ha iniziato a Latina dove giocava e lavorava dietro la scrivania.
Poi, l’esperienza di Ascoli (prima team manager e poi direttore sportivo) e dall’anno scorso eccolo a Napoli, alla corte del presidente Aurelio De Laurentiis. Anche oggi, a 44 anni, preferisce il basso profilo, un po’ come accadeva da calciatore.
De Matteis, un anno di Napoli come è stato?
«Fantastico, sotto tutti i profili. Molto impegnativo, ma stimolante. Si gioca quasi sempre _ ogni tre giorni _ tra campionato e coppe. Non c’è un attimo di tregua. Ma è un'esperienza affascinante, ho la possibilità di confrontarmi con un altro mondo. Avevo visto la serie A con l'Ascoli, ma Napoli è una grande piazza con grandi campioni e una società in grande espansione nel mondo».
Come è nato il matrimonio con il Napoli?
«L'anno scorso mi ero sentito con Riccardo Bigon (il ds partenopeo, ndr) che cercava un team manager (dopo che Santoro aveva seguito Mazzarri all'Inter, ndr). Io ad Ascoli ero direttore sportivo; sono sceso di un gradino, ma Napoli, con qualsiasi incarico, non può essere considerato un declassamento, ma un miglioramento professionale. E ho accettato l’offerta con entusiasmo. A distanza di un anno non posso che essere soddisfatto della scelta fatta. Tanto per rendere idea del livello, pensi che il Napoli ha dato 14 giocatori al Mondiale...».
Quali sono con precisione le sue mansioni?
«Sono di supporto alla squadra e all'allenatore per qualsiasi esigenza: dalla logistica agli sponsor, dalla gestione delle problematiche personali a quella dei biglietti. E poi sono dirigente accompagnatore: faccio la distinta nel pre-partita e intrattengo rapporti con la Uefa».
E poi siede al fianco di Benitez in panchina.
«Sì, sono al fianco di un grande allenatore e di una grande persona».
Il grande calcio visto da dentro com'è?
«Un altro mondo, a cominciare dai ritmi che sono completamente diversi. Mi riferisco agli allenamenti e alle partite. Per quanto riguarda i ragazzi, sì sono delle star che hanno esigenze particolari, ma sul piano umano sono eccezionali e alla mano».
Com'è Benitez?
«E' uno dei migliori allenatori del mondo, una persona fantastica. Ha l'umiltà e la semplicità di relazionarsi con tutti allo stesso modo, che sia Higuain o il magazziniere. E questo lo rende ancora più grande come persona. Considerando che in pratica ha vinto tutto, sul piano tecnico c'è poco da dire. E poi ha un'intelligenza sopraffina, parla cinque lingue e non se la tira».
Chi le ricorda l'allenatore spagnolo?
«E' unico nel suo genere. Personalmente, ho imparato molto anche nelle metodiche di allenamento, fa molto possesso palla. Fatte le debite proporzioni, un po' lo accosterei a Ivo Iaconi e Marco Giampaolo (entrambi di Giulianova, ndr) per come cura il possesso palla e l'intensità del gioco».
Lei è stato in Abruzzo, quali sono i suoi ricordi?
«Bellissimi, tra Avezzano e Chieti ho vissuto gli anni migliori da calciatore. E ho conquistato una promozione in C1 sia nella Marsica che a Chieti».
A chi è rimasto legato in maniera particolare?
«Per quanto riguarda l'esperienza di Avezzano, mi sento ancora oggi con Wilson, Del Grosso, Colasante e Lafuenti. Dei ragazzi di Chieti, ho contatti con Battisti, Fabio Grosso, Coppola, Massimo Drago e Bardi. Chieti, Pescara e Francavilla sono città con una qualità della vita eccellente».
Lei era tifoso…
«Ero tifoso della Lazio. Ma, ovviamente, tengo alla squadra per la quale lavoro. Lazio-Napoli? Beh, è stata una bella emozione, ma, ovviamente, sono del Napoli...».
Chi l'ha impressionato più degli altri?
«Se proprio devo fare dei nomi dico Mertens e Albiol. Il belga è forte, è uno che fa la differenza e ha ampi margini di crescita, mentre Albiol è un campione in difesa; non a caso ha vinto un Europeo e un Mondiale con la Spagna».
In Abruzzo il napoletano Insigne ha lasciato un buon ricordo.
«Lorenzo ha raggiunto una maturità da top player. Non a caso ha fatto i Mondiali. E' un giocatore decisivo in costante crescita. E’ il futuro del Napoli e dell’Italia».
@roccocoletti1
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