Juventus, addio Morini lo storico stopper degli anni Settanta

TORINO . È stato uno dei più classici difensori - arcigni e spigolosi, come si diceva nel suo calcio - nell'era con le marcature a uomo, lo stopper, i due terzini e il libero. Francesco Morini, morto...
TORINO . È stato uno dei più classici difensori - arcigni e spigolosi, come si diceva nel suo calcio - nell'era con le marcature a uomo, lo stopper, i due terzini e il libero. Francesco Morini, morto ieri per un infarto a 77 anni, era l'interprete perfetto di quel calcio che ai difensori non chiedeva piedi buoni ma di non mollare per un attimo l'attaccante più pericoloso della squadra avversaria. E così ha fatto per 11 anni nella Juventus, dopo le sei stagioni alla Sampdoria, la squadra del suo debutto in serie A. Con la maglia bianconera, da giocatore, ha vinto cinque scudetti, una coppa Uefa - il primo trofeo europeo importante conquistato dalla Juventus - una coppa Italia; le statistiche dicono 372 presenze e nessun gol. Ma sarebbe stato un evento storico vederlo segnare perché raramente, per non dire mai, Morini superava la linea di metà campo, troppo impegnato a non concedere un centimetro agli attaccanti che aveva in consegna.
Nato a San Giuliano Terme (Pisa) il 12 agosto 1944, alla Juventus ci è arrivato a 25 anni su consiglio di Giampiero Boniperti. «È stato qualcosa di più dello stopper bianconero per molti anni», è il ricordo del club bianconero. «Lui è stato l'elemento di sicurezza, il giocatore straordinariamente affidabile sempre presente e particolarmente efficace ogni qualvolta la partita assumeva toni agonistici elevati. Non a caso, per tutti Francesco era Morgan, il nome di un pirata, per come riusciva a sottrarre il pallone ai centravanti avversari. Ed erano proprio i duelli con i grandi bomber dell'epoca - Boninsegna e Riva su tutti - ad esaltarlo nei duelli corpo a corpo: Morini», ricorda ancora la Juventus, «diventava l'ombra dell'attaccante di turno, non lo faceva respirare, lo marcava a uomo dal primo all'ultimo minuto».
Morini terminò la sua carriera giocando un anno nei Toronto Blizzard, in Canada, poi il ritorno alla Juventus, dirigente dal 1981 al 1994, prima direttore sportivo poi team manager, vivendo un altro ciclo di successi, in Italia ma anche in campo internazionale, con il trionfo nell'Intercontinentale del 1985.
Paride Di Noia

