L’Aquila in 10 riacciuffa la capolista

Rossoblù avanti con Valenti, poi black-out e ribaltone dell’Albalonga in sei minuti. Ganci nel recupero firma il 2-2
INVIATO AD ALBANO LAZIALE. AgGanciare (sul campo avverso) la capolista all’ultimo soffio di una gara-batticuore è un po’ come vincerla.
Questa sfida tra la seconda, L’Aquila e la prima della classe, l’Albalonga – che per larghissimi tratti di partita sembra giocarsi a parti invertite, coi rossoblù davvero in palla – non può finire con una sconfitta, no. Allora, al 48’, quando Ganci va a piazzare quel pallone a cinque metri dal calcio d’angolo e a un metro dalla linea di fondo, è come se dagli spalti si levasse un unico soffio da 400 bocche. Un soffio che diventa una ventata, spinge il pallone, gonfia la parte alta della rete e ricaccia in gola l’urlo dei locali che già si vedono davanti, a più cinque.
Come in tutti i thriller, anche qui bisogna partire dall’ultima riga dell’ultima pagina per riannodare il racconto di un pomeriggio che rafforza le convinzioni dei 400 e passa che abbinano la partita-chiave del girone G di serie D alla gita ai Castelli. Alla fine non se ne pentirà nessuno. Già, perché se una squadra meritatamente in vantaggio va sotto, si fa raggiungere e pure superare e poi, in 10 contro 11, riesce a trovare il pareggio lasciando immutato il quadro di vertice – anzi guadagnando persino qualcosa dai risultati delle altre – allora tutto questo non può avvenire per caso. Così, quando il vecchio saggio Morgia richiama uno sfinito Russo e manda dentro Ganci si può dire che peschi davvero bene, ancora una volta, dal mazzo a sua disposizione. Il pareggio in casa della prima della classe non deve lasciare troppi rimpianti in casa aquilana. Specialmente per come la formazione rossoblù riesce a conquistarselo in un pomeriggio cominciato bene e salvato all’ultimo giro. I tifosi sono convinti che l’adrenalina salita a mille nel convulso finale possa essere il miglior carburante in vista dell’altra gara più attesa, il derby di domenica prossima allo stadio Gran Sasso contro l’Avezzano.
Come prologo il calendario pone L’Aquila al cospetto di un’Albalonga dinamica, che a centrocampo crea qualche grattacapo di troppo ai rossoblù vanificando spesso l’imbottitura di uomini disegnata da Morgia in mediana. L’Aquila della prima frazione non riesce a imporre il suo gioco. E un po’ sarà anche merito degli avversari, tutti corsa e grinta. Eppure, la squadra di casa potrebbe capitolare già dopo appena 4’ se solo l’arbitro sanzionasse un tocco con le mani in area da parte di Tamburlani, che para un tiro-cross di Russo meglio di un portiere. Ma si prosegue. Al 5’ ci prova La Vista, ma il suo tiro finisce a lato. Al 14’ Traditi, di testa, non trova la porta. Al 27’ Russo grazia il portiere dell’Albalonga. L’Aquila cresce e finisce all’attacco. Al 34’ il rigore lo reclama anche l’Albalonga, ma invano. Al 44’ gran tiro di Russo e risposta di Grillo. Poi al 45’ Pepe spreca di testa su calcio d’angolo.
Nella ripresa L’Aquila fa salire a centrocampo la linea dei difensori e s’impadronisce degli spazi schiacciando l’avversario. La pressione frutta il gol di Valenti, che sbuca da dietro al difensore Panini e lo brucia: 0-1. In 6 minuti L’Aquila rischia di vanificare tutto: Corsetti al 26’ fa mezzo campo col pallone tra i piedi e in diagonale batte Farroni. Che poi si salva dall’espulsione (steso Pintori), ma non dal gol del ribaltone: 2-1. Quando Minincleri cade e prende il secondo giallo (l’arbitro crede al calo di zuccheri) sembra notte fonda. In 10, 2-1, a 8’ dalla fine. Invece Ganci riporta L’Aquila dentro alla partita. E al campionato.
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