L’Aquila sbaglia il rigore e perde in casa

Castelfidardo s’impone con un penalty contestato. Gol annullato a Ibojo tra le proteste. Allontanati Battistini e il vice Greco
L’AQUILA. Le lacrime di Valenti sotto la curva a fine partita, con un rigore sbagliato sul groppone, sono la riprova che a questa maglia qualcuno ancora ci tiene. L’errore dal dischetto di uno degli uomini-simbolo della squadra di Battistini costa all’Aquila la prima sconfitta casalinga della stagione, con il contestuale allungo del Castelfidardo che si porta a meno 1 dalla capolista Campobasso, in frenata, insieme a Matelica e Vis Pesaro. Ma alla fine le maglie sono sudate. E questo basta a far sì che dagli spalti piovano soltanto applausi. Che arrivano dopo le contestazioni per il rigore assegnato agli ospiti e il gol annullato a Ibojo sullo 0-0.
Pur nel rammarico della sconfitta, e visti gli enormi problemi da superare per scongiurare l’ennesimo fallimento sportivo, l’ambiente prova a non buttarsi definitivamente giù. Che i tifosi non siano ostili alla squadra, e che gli obiettivi della diserzione della curva siano altri, è ormai acclarato. Crescono, di poco, anche le presenze allo stadio Gran Sasso: 591 biglietti staccati e tra questi anche una settantina di ospiti.
Una curiosità. In 17, partiti da Castelfidardo, tutti giovani tra i 18 e i 26 anni, non assistono alla vittoria perché si rifiutano di entrare senza il loro inseparabile striscione, che tuttavia non passa al rigoroso vaglio dei controlli. «O noi e lo striscione o niente». A quel punto, i tifosi ospiti si ripresentano al botteghino dove chiedono, e ottengono, il rimborso di 170 euro, che in questi tempi di magra, a queste latitudini, non è cosa da poco.
L’Aquila senza Pupeschi e Boldrini infortunati, è un po’ meno reattiva e propositiva del solito. Ma il merito è anche dell’avversario, allenato dall’ex rossoblù Roberto Vagnoni, che si mostra di una certa caratura, e comunque sempre alla portata. La partenza non è d’assalto. E bisogna arrivare a metà tempo per assistere agli episodi decisivi, stavolta tutti negativi per L’Aquila. Al 22’ Ibojo la mette dentro, ma su segnalazione dell’assistente l’arbitro annulla per un sospetto fuorigioco, tra le proteste di marca rossoblù. Al 31’ la più ghiotta occasione dell’Aquila per passare. Valenti sventaglia al millimetro per Padovani, che in area si perde il pallone e vanifica tutto. Al 37’ cade in area rossoblù Mihaylov, impattando su Sieno (ammonito). L’arbitro assegna un rigore assai dubbio che Minella trasforma. Battistini sbotta, chiede spiegazioni negli spogliatoi e il giudice di gara lo manda in tribuna. Stessa sorte, poco più tardi, per il vice Greco.
La ripresa vede L’Aquila attaccare con convinzione. Il portiere Selvaggio diventa protagonista, prima volando a deviare una punizione di Valenti e poi neutralizzando il rigore dello stesso avversario. Con L’Aquila protesa in avanti, gli ospiti trovano il secondo gol con Montagnoli. L’1-2 di Fabrizi arriva a fil di sirena, ma calciatori e dirigenti rossoblù sono costretti a chiedere conferma all’arbitro se il gol sia convalidato o meno. Quattro fischi tutti in fila e poi via di corsa sotto la doccia. Non prima di aver preso una cascata di fischi.
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