L’Inter sulla scia di Juve e Napoli

Ma il gioco non è un granché, i nerazzurri soffrono col Genoa che perde la testa e chiude in nove
MILANO. Cinquantamila sospiri di sollievo, a San Siro, quando D’Ambrosio mette dentro, a pochi minuti dalla fine, la palla della vittoria su un Genoa che non avrebbe meritato di perdere. L’Inter ha fatto ben poco in fase offensiva, pur sfiorando due volte il bersaglio con Perisic (girata alta) e Brozovic (palo) nel primo tempo. Il Genoa, dopo una fase d’attesa, si è reso più pericoloso e Handanovic ha dovuto prendere in volo una bordata di Taarabt. Anche nella ripresa i nerazzurri non hanno fatto grandi cose, solo tiri da lontano che hanno trovato un Perin grandioso, come Handanovic che ha salvato il risultato.
Poi il colpo di scena finale col gol di D’Ambrosio all’87’ (a 7’ dalla fine, con il recupero di 4’), che ha permesso all’Inter di salvare i tre punti, senza tuttavia diradare le nubi che popolavano il suo cielo. Il gioco non è un granché. Il Genoa ha terminato in nove per le espulsioni di Omeonga (giusta) e Taarabt (dubbia), ma meritava di più.
Spalletti aveva apportato qualche ritocco alla formazione che aveva pareggiato (male) a Bologna, richiamando in campo dall’inizio Dalbert in difesa, Borja Valero a centrocampo e Brozovic in zona attacco. Juric, in palese difficoltà ,aveva schierato subito Rosi e Cofie sul centro-destra, Omeonga e Taarabt in avanti.
Nessuno si è dimenticato di Eugenio Bersellini, tecnico di un’altra Inter.
Gli ultrà della Curva Nord ricordano l’ex allenatore nerazzurro Eugenio Bersellini, morto il 17 settembre scorso a 81 anni, con uno striscione esposto prima della partita: “Integrità e purezza. Il calcio quello vero, ha perso un gigante. Fai buon viaggio mister Bersellini”. Sotto la sua guida l’Inter vinse lo scudetto del 1980, il dodicesimo della sua storia, e si aggiudicò due Coppe Italia, nel ’78 e nell’82.
L’Inter che ha affrontato il Genoa, a parte una girata (alta) di Perisic dopo trenta secondi, non ha fatto vedere gradi cose. I rossoblu hanno giocato in maniera ordinata e hanno impedito ai nerazzurri di proporsi pericolosamente.
Applausi per Goran Pandev all’ingresso in campo nel secondo tempo. L’attaccante macedone, ex della sfida, è stato accolto con affetto dal pubblico del Meazza. Che, invece, ha riservato qualche fischio a Candreva, sostituito al 15’ della ripresa con Eder, dopo una prestazione non sufficiente.
L'Inter soffre troppo, contro una squadra che boccheggia in zona retrocessione. Steven Zhang, in tribuna, alla fine sorride, anche lui tirando un sospiro di sollievo. Ma la squadra costruita quest'anno faticherà parecchio per raggiungere quel quarto posto che significa Champions League.
«Con Juventus è Napoli c'è ancora un po’ di differenza, dobbiamo accorciare il gap, soprattutto riconsolidando le certezze che devono appartenere a una grande squadra come l'Inter». Così il tecnico Luciano Spalletti, a fine partita, com menta anche i fischi: «Questa squadra non ha ancora raggiunto il suo limite, non si è ancora espressa al meglio delle sue potenzialità, ma il lavoro quotidiano ci aiuterà a farlo. In questo momento, anche il pubblico fa la sua parte: oggi ci ha sempre spinto in avanti. È un pubblico esigente: a volte fischia, ma questo per noi deve essere uno stimolo, perché dobbiamo sapere che i nostri tifosi ci vogliono bene anche quando ci fischiano».

