L’Italia alla prova del gol

11 Giugno 2017

Ma il ct frena: «Non sarà una passeggiata». Il baby Pellegrini titolare

UDINE . «La priorità è vincere. È la chiave per far sì che il 2 settembre si guardi la partita». Stasera l'Italia è in campo a Udine per l'ultimo appuntamento ufficiale della stagione contro il Liechtenstein che gli azzurri devono vincere e, possibilmente, con più di 8 gol di scarto per riportare in pari i conti con la Spagna, prossima avversaria della sfida clou di settembre. Per il ct azzurro Gian Piero Ventura, però, parlare di goleada «mi sembra una parola fuori luogo». «Purtroppo gli 8 gol della Spagna danno una visione alterata della situazione perché il Liechtenstein non è il Brasile ma a parte una partita a settembre, quando tradizionalmente soffre tutti gli anni, nessuno ha fatto goleade contro di loro. E nell’ultima gara è andata a pareggiare in Finlandia quindi è una squadra che merita tutto il rispetto», ha chiarito Ventura nella conferenza stampa pre-match. «Sarei contento di riuscire a vincere la partita, come e quanto lo vedremo», ha rimarcato il concetto. «Abbiamo due obiettivi: vincere la partita e fare un passo avanti sul piano delle nostre conoscenze. Se facciamo le cose bene creeremo più situazioni». «Se l'Italia andrà al Mondiale sarà una delle sorprese; continuando con questo lavoro sarà una delle favorite degli Europei successivi».
Sorprese, invece, non se le aspetta dalla Macedonia perché «credo che la Spagna sia nettamente più forte». L'Italia giocherà quasi sicuramente con il 4-2-4. «Buffon in porta e altri 10», ha affermato senza dare anticipazioni di formazione, confermando però l'impiego di Pellegrini. Uno dei centrocampisti che lo lascia tranquillo anche per il futuro della mediana azzurra. «Non mi preoccupo in generale e non in particolare in questo senso», ha replicato a chi gli chiedeva se il centrocampo sia il reparto che ancora ha bisogno di una quadratura del cerchio. «Abbiamo fuori Parolo, Verratti. Ma basti pensare che abbiamo giocatori come Verratti, Pellegrini e Gagliardini; questo è già futuro. Continuo a ripetere che in questi 10 mesi è stato costruito qualcosa di importante».
Al suo fianco anche Gigi Buffon con «l'entusiasmo che deve accompagnare un giocatore in una partita della Nazionale valevole per la qualificazione», in vista della gara del 2 settembre prossimo. «Se già l'Italia si fermasse per guardarci sarebbe un segnale di vicinanza dei nostri tifosi, onda lunga di un percorso partito 3 anni fa. La difficoltà di ogni stagione è entrare mentalmente in empatia con gli eventi e le partite importanti. È l'unica cosa che mi fa un po’ paura. Con i ritiri estivi troveremo modo di metterci in condizione».
Non poteva mancare un pensiero al match del 2 settembre in Spagna dove si assegnerà il primo posto del girone. «Italia e Spagna si sono incontrate tante volte e la Spagna ha sofferto», ha ricordato il portierone della Juventus, «abbiamo dimostrato di sapercela giocare». E poco importa se sia in bianconero che in azzurro si prepara la successione, con Szczesny in arrivo alla Juve e Donnarrumma che scalpita: «Per me è uno stimolo, quando non avrò voglia di pedalare me ne starò a casa».
Infine, il futuro. «Non penso di poter arrivare a essere il giocatore con più presenze nella storia di tutte le Nazionali perché mancano 15-16 partite. Forse per me è l'ultimo anno e voglio farlo da protagonista. Cardiff? Si impara molto di più dalle esperienze negative che da quelle positive. C'è stato troppo ottimismo nell'affrontare il Real Madrid, in cui il più stupido fra loro ha il triplo delle mie partite importanti e delle mie vittorie».
Elena Viotto