L’Uefa chiede approfondimenti: quanti dubbi sul Milan

22 Novembre 2017

La Uefa vuole vederci chiaro sul Milan, e in particolare sul suo proprietario cinese, prima di pronunciarsi sulla richiesta di voluntary agreement. A pochi giorni dalla pubblicazione dell'inchiesta...

La Uefa vuole vederci chiaro sul Milan, e in particolare sul suo proprietario cinese, prima di pronunciarsi sulla richiesta di voluntary agreement. A pochi giorni dalla pubblicazione dell'inchiesta del New York Times che ha gettato nuove ombre sul patrimonio effettivo di Li Yonghong, il club ha ricevuto dal governo europeo del calcio la richiesta di nuovi approfondimenti, perché evidentemente non è bastato quanto illustrato dall'ad Marco Fassone. Nessun club ha mai percorso la strada del patto che deroga al fair play finanziario e mette al riparo da sanzioni legate al rosso di bilancio dell'ultimo triennio. Anche perché inedita, è ancora più delicata la decisione della Uefa, attesa entro Natale. Il business plan quadriennale per raggiungere il pareggio di bilancio non basta. È cruciale la continuità aziendale, e non a caso il Milan sta cercando di rifinanziare con il fondo statunitense Highbridge, fino al 2022, il debito contratto con un altro fondo Usa, Elliott, in scadenza nell'ottobre 2018. E non aiuta certo la ricostruzione del New York Times, secondo cui il principale patrimonio dichiarato da Li Yonghong, «la più grande miniera di fosforo cinese» secondo il curriculum distribuito dal Milan, è passata sotto il controllo di quattro diversi personaggi nell'ultimo anno, due volte a costo zero.