La fascia, il gol e la festa: ecco Insigne 5.041 giorni dopo

Pescara, debutto da capitano con una rete a distanza di 14 anni dall’ultima volta: una prodezza che ha mandato in tilt 10mila spettatori
PESCARA. In un pomeriggio che non t’aspetti, in uno stadio Adriatico - Cornacchia appesantito dalla nebbia, Lorenzo Insigne illumina il prato verde con giocate da fuoriclasse e con un gol che manda in visibilio i diecimila spettatori sugli spalti. Insigne è tornato a segnare sotto la curva Nord, 5.041 giorni dopo l’ultima volta.
14 anni dopo. Era il 12 maggio 2012, quasi quattordici anni fa, in un pomeriggio caldissimo il Pescara di Zeman vinse 2-0 contro il Torino allenato da Gian Piero Ventura.Insigne quattordici anni fa ubriacò la difesa granata dopo un lancio di Marco Verratti. Ieri pomeriggio, una rete di fattura diversa, ma il tocco che ha ingannato Joronen, ha riacceso il ricordo di quella cavalcata trionfale terminata con il salto in serie A. E i segnali che si trattasse di un pomeriggio speciale c’erano già prima della gara.
La maglia numero 11. Alla bancarella che vende sciarpe e magliette in via Pepe, una fila per accaparrarsi la maglietta biancazzurra con il numero 11 e la scritta Insigne stampata sulle spalle.All’arrivo del pullman del Delfino, all’una e mezza, un gruppetto di bambini delle scuole calcio è lì ad aspettare Lorenzo il Magnifico per i selfie gli autografi. Spunta anche una maglietta azzurra della Nazionale, quella con cui l’Italia ha vinto gli Europei del 2021, e con un pennarello Insigne ci mette la firma.
La fascia. Poi, mentre suona Gente di mare, Insigne apre la fila con la fascia rossa sul braccio ed i gradi da capitano. I dubbi sulla tenuta atletica del campione d’Europa svaniscono nel giro di qualche minuto: Insigne gioca con sfrontatezza, portandosi dietro mezza squadra e seminando il terrore nella metà campo del Palermo. Lo scugnizzo delizia la platea prima con un calcio di punizione, con un tunnel ad un avversario e dopo con due assist per Russo e Di Nardo. La gente lo segue e rimane con il fiato sospeso quando accenna ad uno stretching per un fastidio alla coscia sinistra. Qualcuno teme di non rivederlo nel secondo tempo. Invece, un sussulto quando il numero 11 sbuca dal tunnel e si gira a salutare la famiglia in tribuna Majella.
La gioia del gol. Manca poco per riaprire il libro biancazzurro dei racconti: un rilancio corto del portiere del Palermo intercettato da Di Nardo e il campione partenopeo che anticipa qualsiasi pensiero di Joronen con un tocco con la punta dello scarpino, più da calcio a 5. È la rete del pareggio del Pescara che dà il via ad un secondo tempo quasi perfetto. Al 68’ l’autonomia di Insigne si esaurisce ed è il momento della staffetta con l’altro Lorenzo, Meazzi. Il capitano si toglie la fascia e la lascia nelle mani di Valzania e in un attimo lo stadio è in piedi ad applaudire chi è riuscito a colorare un pomeriggio grigio e anonimo, con un tocco di magia. Il Pescara non smette di crederci e con l’altro Lorenzo, Meazzi, realizza il sorpasso con il suo quinto centro in campionato. Insigne è in panchina. Salta ed esulta con i suoi compagni fin sotto la curva nord, in uno stadio pervaso da una gioia incontenibile, tutta quella tenuta sotto naftalina per troppe settimane.
La salvezza è ancora possibile. E a fine gara lo conferma anche il difensore Davide Faraoni: «Una prestazione concreta in tutti i reparti, la nostra. Una vittoria così diventa una spinta per le prossime gare, a partire da quella di Frosinone».
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