La nuova sfida di Federica «A Napoli per il rilancio»

19 Luglio 2020

La 27enne frentana Di Criscio: chiudo una stagione sfortunata, ora volto pagina

CASTEL DI SANGRO. In attesa che arrivino Insigne e Mertens, a fine agosto, a Castel di Sangro c’è il Napoli calcio femminile che prenderà parte al prossimo campionato di serie A, al via il 22 agosto. Tra le partenopee c’è anche il difensore Federica Di Criscio, 27 anni, difensore di Santa Maria Imbaro che è uno dei volti nuovi della società azzurra. Di Criscio è uno dei colpi di mercato, arrivata dalla Roma dove ha giocato negli ultimi due anni. Per la calciatrice frentana si tratta di un nuovo inizio, dal momento che è ferma dal dicembre scorso quando è stata vittima di un grave infortunio che l’ha costretta a un lungo stop.
Di Criscio, giusto sospendere definitivamente la scorsa stagione?
«Sì, perché molte società non erano pronte a ricominciare dopo il lungo stop per il Covid-19. Inutile forzare i tempi».
Giusto anche assegnare lo scudetto alla Juve?
«Sì, perché il campionato era già indirizzato. Nulla da eccepire».
Il calcio femminile con quale protocollo è ripartito?
«Quello degli uomini. Lavoriamo e ci alleniamo sul campo senza restrizioni. Fuori, invece, ci atteniamo a tutte le regole sul distanziamento sociale».
Lei come sta?
«Bene, sono pronta».
Il suo lockdown?
«Fisioterapia e lavoro in palestra, tutti i giorni. La mia clausura è iniziata dall’8 dicembre scorso quando mi sono rotta il ginocchio destro, il giorno dopo mi sono operata; e quello successivo ho iniziato a fare rieducazione. Non mi sono mai fermata, nemmeno durante il lockdown visto che la Roma mi ha messo a disposizione il centro medico».
Ha lasciato Roma con il magone?
«Diciamo che ho lasciato una parte di cuore, perché ho creduto nel progetto e ho dato tutta me stessa. Poi, a volte le esigenze non coincidono ed ecco che le strade si sono separate».
Chi ha deciso?
«Diciamo che la decisione di divorziare non è stata mia».
Ed è arrivato il Napoli.
«La società che più mi ha voluto. Non ha avuto dubbi, mi ha fatto sentire importante. Non ha avuto il minimo dubbio sul mio recupero fisico. E poi c’è entusiasmo, quello del presidente e di una piazza che ha fame anche di calcio femminile».
Può descrivere Di Criscio in mezzo al campo?
«Mi piace impostare il gioco, fermo restando la marcatura e l’aggressività necessaria a un difensore».
Volendo fare un paragone per rendere l’idea?
«Diciamo le caratteristiche di Thiago Silva o di Cannavaro».
La Nazionale?
«Ci penso, per carità. Ma adesso voglio godermi tutto quello che viene senza fare progetti. Sono reduce da un lungo stop e per prima cosa voglio tornare a giocare bene. Poi, tutto quello che verrà di più l’accoglierò a braccia aperte».
Dopo un anno che cosa è rimasto della magia dei Mondiali dio calcio femminile?
«C’era tanto entusiasmo attorno al nostro movimento, speravo che fosse sfruttato meglio. Ora sembra un po’ scemata l’onda lunga, sta a noi calciatrici rilanciare e riconquistarci certi palcoscenici».
Anche lo status di professionista?
«Credo ci spetti per una nostra tutela, per quello che abbiamo fatto finora. Abbiamo giocato per passione e divertimento. Adesso ci aspettiamo un salto di qualità, un riconoscimento per quello che siamo riuscite a fare. Ovviamente, serve una struttura che regga il professionismo nel calcio femminile».
È indispensabile l’intervento dei club di serie A maschile, come è accaduto con la Juve, l’Inter, il Milan e la Roma?
«Penso di sì, perché hanno una struttura già solida che gli altri non possiedono».
Per arrivare a giocare in serie A quanti pregiudizi ha dovuto superare?
«Tanti, specialmente quando ero bambina. Ricordo i primi tempi alla Spal Lanciano. Giocavo con i maschietti e i genitori mi indicavano: “Eccola, la ragazzina!”. Ero quella che giocava a calcio anziché con le bambole».
Poi?
«Un po’ alla volta le cose sono cambiate, anzi stanno cambiando. Oggi esiste la scuola calcio femminile, roba che ai miei tempi nemmeno sognavo. C’è una evoluzione positiva, un processo di maturazione del calcio femminile nella speranza che tra qualche anno compia un definitivo salto di qualità».
Tifosa del…
«Da bambina del Milan, visto che mio padre mi portò a San Siro. Ma adesso il tifo è sfumato».
Vede la serie A maschile?
«Poco, ma è tutto scombussolato. Non è il calcio che siamo abituati a vedere per tanti motivi. Credo che la stanchezza e la impossibilità di recuperare le energie dopo una partita incida molto sullo spettacolo».
Un titolo alla sua stagione?
«La ripartenza, non vedo l’ora».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA