La rivincita di Zanon: «Visto? Non sono finito»

3 Maggio 2022

Il 39enne difensore: «L’anno scorso all’Aquila una parte della curva se la prendeva con me, eppure...»

AVEZZANO. Umberto Sassarini festeggia con la sua Jessica e soprattutto con il piccolo Lorenzo che si guarda intorno e cerca di capire: «Ma è ancora troppo piccolo per realizzare cosa ha fatto il suo papà; forse tra qualche anno, guardando le foto, mi chiederà spiegazioni, però adesso le sue priorità sono altre».
Quale è stato il momento più difficile della stagione? «Forse la sconfitta di Giulianova, perché il successo dei nostri avversari avrebbe potuto caricarli per tentare la rimonta, ma evidentemente loro avevano dato tutto in quella partita, mentre noi subito dopo abbiamo ripreso la marcia che ci ha portato dove siamo oggi, anzi, ci ha riportato dove eravamo due anni fa». In questa fase finale del campionato, Michele Bisegna è stato il vero trascinatore con un rendimento ben al di sopra della media, al di là dei gol messi a segno. «Felicissimo di questo epilogo, anche se forse potevamo chiuderlo prima il discorso promozione; l’unico nostro peccato è stato quello di aver creduto troppo presto che i giochi fossero fatti, però eravamo consapevoli della nostra forza e lo abbiamo dimostrato». Dall’alto dei suoi quasi 40 anni - 39 per l’esattezza - Damiano Zanon è di gran lunga il giocatore più esperto in casa biancoverde, ma è anche il più titolato, perché lui in serie A ci è arrivato davvero. Però i tifosi fanno presto a dimenticare e mettendo in pratica il famoso detto “nemo est propheta in patria”, lo scorso anno i suoi concittadini aquilani lo hanno apostrofato come se fosse stato lui l’artefice negativo per la mancata promozione. E questo il buon Damiano se lo è legato al dito, anche se a precisa domanda, fa subito un distinguo: «Le incomprensioni non nacquero con tutti i tifosi, ma solo con alcuni componenti della curva rossoblù, per i quali ero stato io il maggior colpevole di quella sfortunata stagione, e per questo, a fine campionato avevo deciso di smettere». «Poi», prosegue il difensore, «ho visto che ad Avezzano c’era un progetto importante e così ho deciso di rimettermi in gioco e penso questa vittoria sia meritata perché siamo stati in testa praticamente dall’inizio alla fine, ma la cosa che mi stava maggiormente a cuore era di non voler concludere la carriera come quel tizio che dopo aver acquisito tanti meriti, per una sola cosa sbagliata si vede cacciato in malo modo». Nel gioco del calcio, c’è chi vive per una parata, chi per un passaggio illuminante e chi invece per fare gol, esattamente come Mateus Dos Santos, il brasiliano dell’Avezzano che con le sue 28 reti si è confermato cannoniere di razza. Un inizio di campionato scoppiettante, con doppiette e triplette che hanno issato immediatamente il bomber di Bahia al comando della speciale classifica, ma nella seconda metà del torneo la fortuna sembrava essersi girata dall’altra parte: «Ci sono sempre periodi buoni e altri più difficili, ma la cosa più importante è che possiamo festeggiare tutti insieme: noi, i nostri tifosi e la città di Avezzano». Il gol come una medicina: «Per un attaccante è tutto e quando le cose girano per il verso giusto ci si sente più sereni, quando invece si resta a bocca asciutta prevale la delusione, ma ora pensiamo soltanto a festeggiare e per quanto riguarda l’anno prossimo, ti dico che il futuro lo conosce solo il Padreterno». (p.oli.)
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