La tensione di Sara e il silenzio di Alize

8 Febbraio 2015

Francesi sotto choc dopo la prima giornata. Barazzutti: «Camila? Lasciata libera»

GENOVA

La tensione di Sara.. «Mi sono fatta riprendere in entrambi i set? Può darsi, ma tengo molto alla FedCup e sento la tensione. Questo leva energie ma dà tanta adrenalina». Sara Errani dopo aver vinto 7-6/7-5 il primo singolare contro la ventunenne astro nascente Caroline Garcia numero 30 del mondo.

Il servizio di Sara. Quasi mai oltre i 100 orari contro una media di 140 dell'avversaria. Decisamente troppo poco. Non solo: oggi ha dovuto spesso riprovare il lancio della prima palla di servizio. E ogni volta diceva: «Sorry...». Spreco di energie e di concentrazione. Ma alla richiesta di commentare il proprio servizio, ha sorriso: «Il servizio va bene così...».

Poche parole. Sono quelle di Camila che siede in conferenza stampa come fosse su un cuscino di chiodi. «Ho potuto fare il mio gioco, quando mi sento così solida da fondo campo, resto tranquilla e vado avanti». Il pubblico la ama. Lei, che ha 23 anni e ha girato mezzo mondo, ricambia: «Il pubblico aiuta, mi piace giocare per l’Italia». E in Italia.

Mademoiselle Alize. Il punteggio leva ogni argomento alla francese. La numero 19 del mondo non ha quasi visto palla. «Posso solo dire che Camila ha giocato meglio di me e che ha tirato forte tutta la partita».

Barazzutti su Camila. Cosa ha detto e fatto il capitano in panchina? «L’ho semplicemente lasciata libera di fare quello che sa fare meglio: giocare il suo tennis esplosivo».

Fichis & Cichis. È il nuovo tormentone tra gli appassionati del tennis azzurro: “Fichis” sono la coppia Fognini-Bolelli, neolaureati campione di doppio allo slam australiano di Melbourne, e indiscutibilmente fichi, cioè belli e impossibili. Le “Cichis” sono Sara e Roberta che invece in doppio hanno già fatto il grande Slam, in anni diversi, vincendo Melbourne, Parigi, Wimbledon (2014) e UsOpen.

C’era una volta una fabbrica. Si chiamava Ansaldo e sorgeva in questi padiglioni a Sampierdarena dove si fabbricavano turbine. Ora è diventato un centro commerciale e un polo sportivo. I luoghi cambiano pelle e anima. Ma vivono. E continuano, almeno un po’, a dare lavoro.