Lanciano sul baratro: -5 e quartultimo posto

21 Aprile 2016

Quattro punti per le tasse non pagate entro i termini previsti e uno per gli stipendi non saldati a Turchi, il marito della Maio

LANCIANO. Cinque pesantissimi punti accompagnati da una motivazione che suona come uno scapaccione a uno scolaretto impreparato: passata la notte da sogno contro il Novara, per la Virtus Lanciano arriva il risveglio da incubo con la sentenza del Tribunale federale. È un bello scossone quello dell'organo della Figc presieduto da Sergio Artico, che ha praticamente accolto in pieno le richieste della Covisoc: la squadra di Primo Maragliulo scende così da 43 a 38 punti che significano quartultimo posto.

Se il campionato finisse oggi, la Virtus farebbe i play out col Modena, giocando al Braglia il ritorno. Alla penalità in graduatoria si aggiungono inoltre 6.500 euro di multa alla società, 5 mesi e 15 giorni di inibizione all'amministratore unico Claudio Di Menno Di Bucchianico, e 2 mesi al presidente del collegio sindacale Angelo Castrignanò.

La vicenda è nota: il club non aveva comunicato il versamento di ritenute Irpef e contributi Inps da luglio in poi entro i termini stabiliti. A ciò si aggiunge il caso di Manuel Turchi, che a detta dalla dirigenza aveva rinunciato a un paio di stipendi per dare l'esempio ai compagni di squadra: secondo la procura federale lo avrebbe fatto però con «una dichiarazione non veritiera». Il 14 marzo tutti i deferimenti sono stati riuniti in un unico procedimento, discusso giovedì scorso, e la cui sentenza è stata pubblicata appunto ieri. La difesa della Virtus, guidata dall'avvocato napoletano Eduardo Chiacchio, aveva chiesto il proscioglimento per il caso Turchi e 1 punto di penalità per il resto. Ma niente da fare: «Tenuto conto della sanzione minima edittale», hanno scritto i giudici federali nella sentenza, «della contestata recidiva, della spregiudicata condotta processuale tenuta nel primo procedimento, sostenendo contrariamente al vero che il Di Menno Di Bucchianico non fosse munito dei poteri rappresentanza della società, nonché della continuazione, le richieste formulate dalla Procura appaiono congrue e vanno accolte». Sui vari pagamenti ritardati il tribunale federale è chiaro: «Senza ombra di dubbio la Virtus Lanciano non ha depositato entro il termine del 16 dicembre 2015» e «Identica condotta omissiva ha tenuto nel successivo termine del 16 febbraio 2016» viene scritto al riguardo. Ma, condanna a parte, sembra proprio che la società abbia fatto le cose un po’ alla carlona. Una prima tesi difensiva in seguito «è stata di fatto abbandonata anche dalla difesa dei deferiti che non l'ha riproposta negli altri due deferimenti riuniti né in sede di discussione finale». C'è inoltre «l'anomalia costituita dal fatto che nell'ultimo censimento la Virtus Lanciano non ha indicato agli organi federali il nominativo dell'amministratore unico». Quella che i giudici hanno definito «ardita tesi difensiva» sosteneva che Di Menno Di Bucchianico «sarebbe stato sprovvisto dei poteri di rappresentanza della società attribuiti invece al direttore sportivo Luca Leone»: questa circostanza è stata smentita da visure camerali e altri documenti, e appunto in seguito abbandonata come tesi difensiva. Le carte del caso Turchi sono state considerate irregolari: «La difesa si è limitata a produrre in fotocopia semplice un "verbale di accordo in sede sindacale" privo dei requisiti di validità, autenticità e certezza della data», ha decretato la sentenza, «la transazione del 16 febbraio è stata prodotta in fotocopia, con un timbro della sola Virtus Lanciano e senza alcuna garanzia di autenticità delle sottoscrizioni». La Virtus ora ha 5 giornate per salvare la barca che affonda. Anche perché, con queste motivazioni, ribaltare la sentenza in Appello ha meno chance di salvarsi sul campo.

Andrea Rapino

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