Basket

L’ascesa del Cus Chieti: dalla “Villa comunale” alla magia della serie A1

4 Febbraio 2026

Basket, l’ascesa rosa della squadra teatina. Si parte con un gruppo di ragazze locali che scalano le classifiche. Poi in città arriva la coppia americana da favola Manning e Pettis. (Nella foto, la squadra degli anni Settanta)

CHIETI. Un intenso color nostalgia quello che avvolge, a Chieti, i ricordi di un passato sotto canestro di assoluto spessore. Per i risultati conseguiti e, soprattutto, per il gran numero di praticanti. Ad ogni livello. Ricordi che coinvolgono anche l’altra metà del cielo nel mondo della palla a spicchi cittadina ed è una storia che merita di essere raccontata. «Sul finire degli anni Sessanta cominciai a guidare alcune ragazze presso lo storico campo della Villa comunale», spiega Gino Di Tizio, per anni diviso tra il lavoro di giornalista e quello di allenatore di basket. «Da qui l’idea di mettere assieme una squadra all’interno della polisportiva universitaria. Partì così l’avventura del Cus Chieti con la vittoria del campionato di serie C e, di slancio, la successiva partecipazione ai play off per approdare in A1. In quella squadra si misero in bella evidenza diverse giocatrici tra cui Sandra Gentile e Assunta Menna, poi ceduta alla Secura Roma e prima cestista teatina a giocare in serie A, ma era l’intero movimento che andava crescendo, tra alterne fortune, di anno in anno. Ed un gruppo di ragazzine che comprendeva Tiziana Di Genova e le gemelle quattordicenni Fausta e Daniela Bosso si proiettò con entusiasmo verso categorie importanti mentre a Chieti si faceva strada un’altra realtà costituita dalla Teate Arredomare».

Ancora vivo il ricordo dei derby in programma la domenica mattina presso la palestra di Piana Vincolato, si viveva in linea con i successi, anche a livello giovanile, della formazione maschile attraverso un coinvolgimento totale e destinato ad allungarsi al di fuori del rettangolo di gioco. «Vincemmo un campionato con il record di una media di 93 punti a partita», continua Di Tizio, «quando ancora non era previsto il tiro da tre, destinato ad alzare i punteggi, e partecipammo a diversi tornei, sia interregionali che all’estero, con formazioni di livello superiore per alzare il tasso di esperienza del gruppo. Si arrivò a sfiorare di nuovo la promozione in A1 in uno spareggio perso di misura con il Viterbo mentre i miei impegni di lavoro crescevano e la squadra venne affidata ad altri tecnici come Adriano Palumbo, Stefano Pizzirani e Franco Di Martino. In ogni caso, sono sempre stato orgoglioso di aver allestito squadre formate soprattutto da ragazze di Chieti e dei centri vicini». Il rischio di dimenticare qualcuna è concreto ma vale la pena citare le varie Raffella Bonvecchio, Paola Pizzirani, Lina Bisignani, Sabrina Canale, Annamaria Scarsi, Patrizia D’Alimonte, Raffaella Di Tommaso, Manuela Poliandri, Chiara De Luca e la stessa Marisa Di Filippo, mamma di Pippo Ricci, nazionale azzurro e capitano dell’Olimpia Milano. Intanto si arriva al 1994 quando, alla guida della polisportiva universitaria, giunge Mario Di Marco con propositi più che ambiziosi mentre la squadra, che navigava nelle zone medio basse della serie B, guadagna la promozione in A2 per poi arrivare, siamo nel 1997, con Gigi Di Nallo in panchina, nella massima serie nazionale in cui ha disputato ben otto campionati conquistando il sesto posto in tre stagioni consecutive tra il 2001 e il 2003. «Stagioni davvero strepitose», ricorda Di Marco, per diversi anni anche presidente della Lega Basket femminile, «confortate nel tempo da sponsor importanti come Delverde, Villa Pini, Carichieti e Mokambo».

L’approdo in A1 porta intanto a Chieti due giocatrici statunitensi di grande valore come il pivot Sharon Manning e la funambolica guardia Bridget Pettis, per quattro anni miglior tiratrice del torneo e destinata a diventare un po’ il simbolo della squadra. Si parte dal PalaCus per poi passare al PalaSantaFilomena e al palazzetto di Colle dell’Ara, attorno alle “cussine” una buona partecipazione di pubblico, specie in occasione delle competizioni internazionali. Nel frattempo, in panchina, torna Di Tizio e le neroverdi raggiungono i play off scudetto, dove vengono superate dal Como e, appunto, la partecipazione alla coppa Ronchetti. «In occasione dell'impegno interno con Atene», continua di Marco, «poco prima della partita Pettis ricevette la notizia della morte del fratello. Le dicemmo di tornare a casa ma lei decise di scendere ugualmente in campo dove mise a segno 30 punti trascinandoci alla vittoria. Una giocatrice straordinaria dal carattere un po’ particolare. All’inizio il nostro rapporto non fu dei migliori, poi tutto filò per il verso giusto».

Al terzo anno di A1, Di Nallo in panchina, l’arrivo di Angela Adamoli, alle spalle una carriera anche in azzurro, e di Valeria Ferraretti con il ritorno a Chieti, dalla massima serie nazionale, di Raffaella Di Cicco, mamma di Ennio Leonzio, già protagonista con la maglia dell’Amatori Pescara ed attualmente in forza alla Pielle Livorno in serie B dopo diverse stagioni di A2. Poi Daniela Di Matteo, che diventerà capitana della squadra in dodici anni di permanenza a Chieti, ancora play off e la sconfitta in gara3 con il Priolo che vinse il titolo. Ma il presidente Di Marco cercava un ulteriore salto di qualità: «Ingaggiammo un tecnico prestigioso come il russo Vadim Kapranov e giocatrici del calibro di Elena Koudachova e Elena Baranova. Buone prestazioni anche in coppa Ronchetti, ancora arrivi importanti come quelli di Nicoletta Caselin, Federica Ciampoli e Svetlana Koutznetova».

Mentre in panchina arriva Nino Marzoli, il Cus si assicura Eva Nemcova, tra le migliori cestiste europee, vivendo un’altra stagione internazionale più che positiva. Alla guida tecnica si succedono Paolo Rossi e Claudio Agresti che ottengono buoni risultati e la partecipazione all’Eurolega con tre vittorie all’attivo ma è alle porte un'annata sfortunata, culminata in un’amara retrocessione e nei propositi di riscatto affidati a coach Nicola Ricotta, sostituito prima da Giulio Cadeo e poi da Mimmo Trivelli. Stagione particolare, quella del 2006, che porta alla conquista della coppa Italia di serie A2 ma, al tempo stesso, alla retrocessione d’ufficio scaturita dalla decisione del presidente Di Marco di ritirare per protesta la squadra nel corso della finale con il San Raffaele. Si ricomincia daccapo e, nel giugno 2012, con Giuseppe Caboni in panchina, superando l’Orvieto in finale, il Cus Chieti torna in serie A1.

Poi una salvezza tranquilla ma qualcosa si è rotto e l’atto conclusivo è il 2014 quando la società non conclude il campionato e si scioglie per la sospensione del contratto con l’Università d’Annunzio dopo un contenzioso che ha innescato, nel tempo, una lunga serie di inchieste e ricorsi.