Legrottaglie: riflettere sulle parole del Papa

L’allenatore: ripartiremo quasi da zero, ma cambiamo passo e direzione
PESCARA. Nel suo appartamento in pieno centro a Pescara divora libri, cucina e sfrutta Skype per parlare con la sua famiglia e il suo staff. Nicola Legrottaglie, 43enne allenatore del Pescara ed ex difensore di Juve, Milan, Bologna, Chievo e Catania, apre le porte di casa al Centro raccontando il suo lockdown.
Legrottaglie, come sta vivendo questo periodo?
«Male, come tutti, visto che sono chiuso in casa da un mese e mezzo. Sono a Pescara e non vedo mia moglie e mio figlio da più di due mesi, visto che vivono a Milano. Mi dispiace anche per i miei giocatori che sono nelle mie condizioni. Bisognava fare qualcosa prima, con un provvedimento ufficiale da parte degli organi preposti, permettendo a tutti di riavvicinarsi alle famiglie fino al 4 maggio, ovvero quando si potrebbe, in teoria, tornare in campo per fare qualche allenamento. Così facendo si rischia di lasciare in tanti lontano da casa per troppo tempo, calcolando che, se si dovesse riprendere il campionato, poi bisognerà stare in isolamento fin quando non si concluderà la stagione. Ovvero, da quello sento dire, fino ad estate inoltrata. Bisognava avere più sensibilità in tal senso, specie per la salute psicofisica delle persone».
Secondo lei il calcio ripartirà?
«Faranno di tutto per farlo ripartire perché l’industria calcio muove e produce tanti soldi. Anche se le modalità per una lenta ripresa mi lasciano perplesso, come ritiri, tamponi e spostamenti. Forse sarebbe il caso di prendere altri provvedimenti, pensando di aspettare agosto o valutare la chiusura in anticipo dei campionati».
Sulla questione relativa alla sospensione e alla rimodulazione degli stipendi, qual è il suo pensiero?
«Gli ingaggi dei calciatori sono la conseguenza dell’indotto. I giocatori non hanno colpe se guadagnano certe cifre, ma, allo stesso modo, credo che si dovranno adeguare ad uno scenario diverso e che vedrà l’abbattimento dei costi. Servirà più equilibrio e nulla sarà più come prima. Dobbiamo cambiare direzione, mettendo da parte potere e ricchezza. Qui c’è gente che sta morendo anche di fame, ricordiamocelo».
In generale, sarà un mondo diverso quando finirà la pandemia?
«È probabile. Una specie di anno zero, ma non credo che ci saranno cambiamenti radicali. Cambierà solo chi ha davvero voglia di cambiare e migliorarsi. Non è detto, quindi, che vivremo in un mondo migliore come spesso sento dire».
Siamo finiti in una specie d’Arca di Noè per salvarci dal nuovo Diluvio?
«Si, penso che sia così. Spero solo che ci sarà un richiamo all’amore da parte dell’umanità. Dio riempie e salva l’umanità. Bisogna ravvedersi e cambiare direzione. Dobbiamo cogliere questo messaggio, anche per quanto riguarda il calcio».
Cosa la sta infastidendo in questo periodo?
«Il poco rispetto da parte di alcune persone per l’ordine e le regole. In questi giorni, per esempio, mi sono imbattuto in dei video che circolano sul web nei quali si vedono le forze dell’ordine che vengono sistematicamente derise dalle persone, per fortuna poche. Noi consideriamo i nostri poliziotti, carabinieri e finanziari come dei nostri nemici. Ho visto gente che insultava le nostre forze dell’ordine durante i controlli. Questa cosa mi ha fatto molto arrabbiare. E’ una casa gravissima. Ci vorrebbe più rispetto delle regole e dei ruoli».
Secondo lei l’emergenza coronavirus come è stata gestita?
«È facile parlare seduti comodamente in poltrona. Davanti ad una situazione del genere è difficile prendere delle decisioni. Ci sono tanti intellettuali che parlano, ma che non sanno cosa vuol dire poi stare in prima linea. Sicuramente qualche errore c’è stato, ma credo che sia stato fatto il massimo, vedendo anche gli altri paesi che hanno preso spunto dal nostro modello. L’unica cosa che mi sorprende è l’alto numero di decessi. Forse in passato sono stati fatti degli errori con i tagli alla sanità, ma non dipende da chi c’è oggi al governo ma dalle scelte passate».
Se l’aspettava Papa Francesco così in prima linea?
«Sono felice che riesca ad influenzare il mondo con la parola del Vangelo. Nel mondo siamo tutti collaboratori di Dio, come il Papa. Ben vengano figure come lui, ma anche nel nostro piccolo possiamo fare tanto. Il Papa sta dando ottimi spunti di riflessione».
In casa cosa fa?
«Leggo molto e faccio tante riunioni con il mio staff anche per degli aggiornamenti professionali. Ho fatto anche un meeting con gli Atleti di Cristo nel mondo (un’associazione no-profit di ispirazione cristiano-evangelica, ndr) con 170 persone collegate da tutto il pianeta. È stato bellissimo. Sto facendo anche delle valutazioni sul prossimo libro da scrivere. Proverò a scriverlo appena finirà l’emergenza, magari raccontando qualcosa sul periodo che stiamo vivendo, magari provando a risvegliare le nostre coscienze».
Cosa consiglia di leggere?
«Sarebbe scontato dire la Bibbia. Io leggo molto libri che si rifanno alla letteratura cristiana, per esempio».
In cucina se la cava bene?
«Ho rispolverato le ricette pugliesi di mia madre e sto cercando di passare del tempo. Cucinare è divertente».
Le ambizioni del suo Pescara?
«Voglio il massimo. Se l’obiettivo sarà la salvezza, play off o altro non lo so. Tuttavia, dobbiamo dare tutto, anche se sarà molto importante lavorare sulla testa dei calciatori. Dobbiamo essere pronti a livello mentale. Io darò tutto me stesso e sarò curioso di vedere all’opera tutto il gruppo che sarà al gran completo dopo i tanti infortunati che abbiamo recuperato. Mi fido del mio Pescara».
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