Lupo e Ortoli, i pescaresi nel cuore del Venezia

Il ds: «Fidatevi, sarà una sfida spettacolare». L’ex attaccante: «Nel 2010-2011 mi beffò Sansovini»
PESCARA. Il ritorno a casa dei dirigenti pescaresi. Fabio Lupo, direttore sportivo del Venezia, e Armando Ortoli, coordinatore dell’area tecnica dei lagunari, sono pronti per un pomeriggio speciale.
Sabato (ore 15) la sfida emozionante all’Adriatico, uno stadio che entrambi conoscono. Come il Pescara, anche il Venezia è reduce da un ko (0-2 in casa con il Benevento) e in Abruzzo vuole riprendere la marcia. Finora l’undici di Alessio Dionisi ha totalizzato 10 punti in trasferta e appena 7 tra le mura amiche. «Sono dati casuali», commenta Lupo, «noi giochiamo a viso aperto su ogni campo e, in tutta sincerità, avremmo meritato due o tre punti in più nelle gare interne». Si preannuncia una partita senza eccessivi tatticismi. «Sì, immagino e spero che sarà un match gradevole, se fossi un tifoso andrei allo stadio. Il Pescara ha ormai trovato una precisa fisionomia, in rosa ci sono calciatori dotati di ottima tecnica e alcuni che possono fare la differenza, ad esempio Machìn, Galano e Memushaj. Ne sono certo, il Delfino lotterà per i play off». Da bambino Lupo abitava in centro, a via Tasso, e al campetto di villa De Riseis ha tirato i primi calci al pallone prima di giocare nell’Ursus e nelle giovanili del Francavilla. Un bel trampolino di lancio per una buonissima carriera in B e in A da mezzala destra con le maglie di Campobasso, Bari, Ancona e Avellino.
Ha incrociato il Pescara in varie occasioni riuscendo anche a segnare un gol all’Adriatico (Pescara-Ancona 4-3, 10 gennaio 1993 in A). Non ha mai indossato la casacca biancazzurra, però nel Delfino ha iniziato la carriera da dirigente (responsabile del settore giovanile) nel 1996-97 grazie ad Andrea Iaconi. «Sono rimasto un solo anno, poi sono andato ad Ancona in B perché allettato dalla possibilità di fare il ds», ricorda Lupo che non ha affatto dimenticato le sue origini. «Pescara è nel mio cuore, sono cresciuto allo stadio ammirando la squadra di Tom Rosati e poi quella di Giancarlo Cadè. Il mio idolo era Bruno Nobili», confessa l’avvocato pescarese che a 55 anni ha già accumulato numerose e proficue esperienze (tra cui Ascoli, Torino, Sampdoria e Palermo) prima della nuova avventura a Venezia, dove ha rifondato l’organico puntando su un tecnico emergente, il 39enne Dionisi. «Abbiamo perfezionato 21 operazioni in entrata. Volevo portare una ventata di entusiasmo e un allenatore amante del calcio propositivo. Avevo seguito Dionisi quando era all’Imolese, è stato bravo a dare subito un’identità tattica e morale alla squadra. Nonostante sia un esordiente, ha mostrato di avere capacità tecniche e gestionali invidiabili. È un perfezionista, sa che deve lavorare tanto, per certi aspetti mi ricorda Marco Giampaolo».
Accanto a Lupo opera Ortoli, 50enne di origini napoletane e pescarese di adozione. «La mia famiglia si è trasferita quando ero bambino. Sono cresciuto a Pescara, abitavo a due passi da piazza Unione», racconta l’ex attaccante che ha iniziato a giocare nella Renato Curi e all’età di 12 anni è stato ingaggiato dal Bari. «Cinque stagioni nelle giovanili biancorosse», dice Ortoli, «poi mi sono fermato a causa di due gravi infortuni». Dopo qualche mese di stop il ritorno in campo in serie D a Moliterno. In seguito le esperienze con Cavese e Chieti prima della chiamata del Pescara. Una sola annata ('95-96) con 18 presenze e 2 gol.
Da calciatore non ha mai sfidato i biancazzurri, da dirigente una volta nel 2010-11 quando era il diesse del Frosinone. «Vincevamo 1-0 e al 95’ Sansovini ha segnato il gol del pareggio, è stata un’autentica beffa», ricorda Ortoli che immagina così la sfida di sabato. «Sarà una bella partita. Il Pescara gioca bene, Zauri è stato bravo a trovare gli equilibri giusti, ma anche noi esprimiamo un buon calcio e vogliamo portare a casa un risultato positivo». (g.t.)
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