Mancini: «Se lasciamo L’Aquila deve finire in buone mani»

L’AQUILA. «Io e Chiodi siamo pronti a lasciare, ma non vogliamo abbandonare L'Aquila a chiunque». Parole forti quelle del vice presidente Massimo Mancini, a distanza di tre giorni dalla...
L’AQUILA. «Io e Chiodi siamo pronti a lasciare, ma non vogliamo abbandonare L'Aquila a chiunque».
Parole forti quelle del vice presidente Massimo Mancini, a distanza di tre giorni dalla retrocessione in serie D. «I tifosi chiedono le nostre dimissioni e noi vogliamo fare quello che è più giusto per il club. Abbiamo intenzione di lasciare, ma pretendiamo garanzie da parte di chi è interessato a rilevare la società. Non ci sentiamo di lasciare i nostri soldi a persone che poi magari facciano fallire L'Aquila nel giro di pochi mesi». Domani è in programma un incontro con i legali rossoblù (si vocifera anche dell'avvocato Eduardo Chiacchio che difese il Teramo nel processo sul calcisocommesse, ndc), per valutare i margini dell'eventuale domanda di ripescaggio: «Cercheremo di capire cosa sia meglio fare. Di certo, è assurdo che L'Aquila debba pagare di nuovo. Voglio dire che per responsabilità oggettiva siamo stati già penalizzati in classifica, tanto da retrocedere. Adesso ci vogliono pure impedire di essere ripescati». Sul motivo-cardine che ha portato L'Aquila alla retrocessione, il vice presidente ha il suo pensiero: «Questa squadra non aveva un'anima e un leader. In più, è doveroso sottolineare che siamo arrivati ai play out senza quattro potenziali titolari, come Ceccarelli, Pesoli, Bulevardi e Sandomenico. Noi avremo fatto i nostri errori, ma ci eravamo affidati a tecnici del settore. Siamo imprenditori e di calcio abbiamo sempre ammesso di non sapere granché. È una colpa? Abbiamo speso 2 milioni e mezzo per fare la squadra».
Mancini risponde anche a chi lo accusa di aver investito" poco nel calcio rispetto ai soldi guadagnati con la ricostruzione post-sisma: «Dobbiamo finirla con le illazioni. Se veramente il calcio fosse stato un affare in questa città, il club sarebbe stato rilevato da tempo da ditte di fuori, che sono quelle che stanno guadagnando più soldi per la ricostruzione. Se così non è stato, forse bisogna riflettere. In primis io e Chiodi, da anni siamo stati gli unici che abbiamo sentito il bisogno morale di restituire una parte di noi agli aquilani, investendo nel calcio».(g.m.)
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