MESSI, IMPARA DALL’IRLANDA

Essere il calciatore más grande di tutti i tempi non è solo questione di trofei vinti. È qualcosa che attiene ad un carisma che devi sentirti appiccicato addosso, ad una sorta di aura che comunque ti...
Essere il calciatore más grande di tutti i tempi non è solo questione di trofei vinti. È qualcosa che attiene ad un carisma che devi sentirti appiccicato addosso, ad una sorta di aura che comunque ti circonda. O ce l’hai o non ce l’hai. Questo fa dire, a chi frequenta le palle di carta, che Maradona è stato certamente il più grande, ed altrettanto certamente non lo è stato Pelè. Ed è curioso che nei giorni di questo strano Europeo debba arrivare dall’America un gesto che da solo definisce, una volta per tutte, la questione del più grande, oggi. Perché Lionel Messi, che pure qualche argomento per ambire allo scettro del más grande aveva ed ha, ha gettato alle ortiche - ha voluto? v’è di che crederlo - la possibilità di salirci, su quel trono. Lo ha fatto al termine di una delusione che non è raccontabile, se solo incrociamo il suo sguardo smarrito e la sua epocale tristezza, una volta sbagliato il rigore, una volta capito che la Copa America restava ancora in Cile.
La selvaggia bellezza del calcio è anche questo: e in terra d’Argentina tre scrittori passionali come Osvaldo Soriano, Roberto Fontanarrosa e Dante Panzeri dovrebbero tranquillamente lasciare le loro tombe (ahinoi, ci hanno lasciato troppo presto) per scrivere, nel loro modo inarrivabile, di quel che è successo alla Pulga. Della sua decisione di lasciare la nazionale, di non indossare più la casacca albiceleste. Una sciagurata ed affrettata dichiarazione - magari ci sarà ravvedimento, ma il gesto rimane - dettata dallo sconforto del momento, ma da sola capace di impedire a Messi, una volta per tutte, di poter aspirare al titolo del más grande. Perché se vuoi essere il más grande per davvero, non alzi bandiera bianca. Mai. Men che meno a 29 anni. I maligni dicono che Messi in tutta la sua vita ha giocato migliaia di partite alla Playstation e non ha mai letto un libro. Anzi no, ci si corresse, un libro l’ha letto: la biografia di Maradona. Ma non l’ha finita, aggiunse perfido qualcuno. Siamo sinceri: quella del Pibe de oro non è biografia adamantina né edificante. Però, proprio perché dividi con Diego le radici piantate in una terra che del calcio è rappresentazione unica, sospesa tra poesia e dramma, sanguigna e letteraria come da nessun’altra parte al mondo, per questo, Lionel, dovevi solo soffrire in silenzio. Il tuo volto sconvolto parlava a tutti, si faceva capire.
Aprendo bocca e dicendo quella corbelleria, nessuno più ti potrà capire. C’era un antidoto, a disposizione. Subito. Viene dagli Europei, guardacaso. Viene da quei meravigliosi tifosi - sì, ci sono anche tifosi che frequentano l’ironia, l’allegria, lo sberleffo senza mai ferire, senza mai fare male - di verde vestiti. Loro, gli irlandesi. Che i filmati postati in rete mostrano intonare una ninna nanna sul metro, in presenza di una mamma con il bambino piccolo. O tributare omaggi canterini ai poliziotti francesi che stanno al gioco e saltellano con loro. Gente che nel calcio ha perso e perderà molte e molte volte più di te, caro Messi. Ma che non alzerà mai bandiera bianca.
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