«Mi godo la normalità, ma ho voglia di Tokyo»

L’ortonese: «Saranno le Olimpiadi più attese, quindi le più belle»
PESCARA. Domani Paolo Nicolai compirà 32 anni. Li festeggerà con gli affetti più cari, visto che con il compagno Daniele Lupo e con lo staff della nazionale di beach volley è a Pescara per uno stage di allenamento. Niente tornei. Soprattutto, niente Olimpiadi rinviate di un anno, causa Covid. Programmi stravolti: questi sarebbero stati giorni di gare in Giappone per inseguire il sogno olimpico. Invece, è al 4 Vele per prepararsi agli Europei di settembre in Lettonia.
Nicolai, qual è il suo stato d’animo?
«È una stagione diversa, stravolta dal Covid. Ho avuto tempo per fare altre cose o per seguire altri interessi. Fermo restando che mi sono allenato lo stesso. Ma, chiaramente, non si è giocato. Uno stop come può esserlo quello dovuto a un infortunio. Non ha giocato nessuno. Un’estate tranquilla, in famiglia».
Senza beach volley.
«Sì, però, devo dire che un po’ alla volta sta crescendo la voglia di tornare in campo. Di solito siamo come le trottole che passano da una città all’altra per disputare tornei. È la normalità, una bella normalità. Adesso che siamo fermi questa normalità ci manca. E non vediamo l’ora di riviverla».
E quindi che cosa ha fatto in questi mesi?
«Intanto, mentalmente, mi sono rilassato. Ho fatto tutto quello che abitualmente fanno le persone normali. Mi sono goduto amici e famiglia. Ma, ripeto, ora la voglia di tornare sulla sabbia cresce».
A Tokyo pensa?
«C’è tempo. Ovviamente, concordo con la decisione di posticipare i Giochi. Anche perché io non appartengo alla categoria dei tuttologi e quindi se qualcuno che ha competenze specifiche sull’argomento ha detto che bisogna rinviare è giusto ascoltare ed eseguire. Tutti dicono di tutto. Io penso che bisogna seguire le indicazioni di chi ne sa di più. Non penso che qualcuno ce l’abbia con lo sport. Che deve avere uguale dignità, soprattutto per chi ne fa un lavoro».
In Italia non si può giocare, all’estero sì.
«Un motivo ci dev’essere perché è stata presa questa decisione. La rispetto, perché è stata adottata da chi ne sa di più».
Rimpianti?
«No, che senso avrebbero? Avevamo iniziato la preparazione per i Giochi in maniera puntigliosa nel novembre scorso. Poi, il ritiro negli States. Avevamo iniziato con un buon piazzamento nella tappa in Qatar, ma quando siamo tornati in Italia eravamo già in lockdown».
Nel frattempo, lei e Lupo, vi siete ricaricati?
«E’ stato fissato l’Europeo in Lettonia a settembre. E questo obiettivo ci ha ridato stimoli. Ce ne accorgiamo in allenamento, ora sono più intensi».
Tokyo rischia di diventare un’ossessione?
«Al contrario. Questa lunga attesa ci fa rendere conto, qualora ce ne fosse bisogno, di quanto siano belli i Giochi. In noi lievita la voglia di esserci. Saranno le Olimpiadi più belle, perché anche le più attese».
E l’obiettivo sarà salire sul podio?
«Sarà fare bene. Il livello del beach volley mondiale è cresciuto. E c’è livellamento. La coppia che può salire sul podio rischia di uscire fuori nella fase a gironi tanto è l’equilibrio esistente ad alti livelli».
Come è cresciuto il livello in questi anni?
«Da Londra 2012 in poi è schizzato. Ci sono le coppie esperte che non mollano la presa e quelle giovani che vanno forte».
In che cosa si sente migliorato?
«Nell’approccio ai tornei. Prima per me esistevano l’hotel e il campo, tutto il resto zero. Potevo stare in Cina come negli States era la stessa cosa. Ora no. Mentalmente mi sento più aperto. Un paio di ore in giro per la città che ci ospita a vedere e a conoscere nuovi posti nulla tolgono all’attività agonistica, piuttosto allargano gli orizzonti e aiutano a svagarti».
Solo?
«Non mi sento più schiavo del risultato. O , meglio, non mi sento più giudicato in base al risultato. Sono molto esigente con me stesso, specialmente in allenamento. Per me la preparazione è fondamentale, ma ho imparato che non è sempre decisiva. Se fai bene in allenamento non è detto che, poi, tu debba vincere per forza. Sono dinamiche diverse all’interno dello stesso contesto».
Pensa al suo futuro oltre Tokyo?
«Di certo proseguirò fino a Parigi 2024. Poi, vedremo. Di certo, non ho intenzione di trascinarmi. Se starò bene proseguirò, altrimenti farò altro».
A che punto è la crescita del beach volley in Italia?
«Non saprei rispondere visto che non si è giocato. E comunque si può anche migliorare, ma bisogna anche fare i conti con quanto migliorano gli altri per definire un giudizio completo».
Il calcio è ripartito, ha seguito?
«Certo. E penso sia stato giusto, visto che c’erano le possibilità di ripartire in sicurezza. Piuttosto trovo stucchevoli certi giudizi sul ritmo dell’attività agonistica nel calcio o nella Nba del basket. Ma la gente pensa che gli atleti siano dei robot? Dopo tre mesi fermi, c’è chi pensa che basti un mese di allenamento per tornare al top della condizione? La gente deve sapere che lo sport è lavoro, passione e sacrificio. E che certe performance si raggiungono con il tempo e con la costanza degli allenamenti».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

