Motta e “i due tenori”: più forti di me e Pepe

Il bomber della B sfiorata nella stagione 2002-2003: «Donnarumma e Lapadula fanno la differenza»
Donnarumma-Lapadula come Motta-Pepe della stagione 2002-2003, quella della serie B sfiorata. E' stato un refrain per gran parte della stagione. Adesso, però, si può dire che gli attuali attaccante del Teramo stanno facendo addirittura meglio visto che la promozione ce l'hanno in pugno. E, numeri alla mano, hanno segnato di più delle due punte che all'inizio degli anni Duemila hanno fatto sognare la città. Il parallelo ricorre anche nelle parole di Simone Motta che oggi, a 37 anni, gioca da centrocampista davanti alla difesa nella Virtus Corno, nel campionato di Eccellenza friuliano. «Seguo il Teramo, sono passati tanti anni, ma la città e la maglia mi sono rimaste nel cuore. E il lunedì vado sempre a vedere sul giornale il risultato e leggo tutto quel che riguarda i biancorossi».
Quindi, sa che già domenica a Prato il Teramo può festeggiare la promozione in B?
«Lo so. Ma se non sarà questa domenica sarà la prossima. Credo che, al di là di ogni forma di scaramanzia, il più sia stato fatto. E la cosa mi rende felice, perché sono legato alla città e perché a Teramo ho giocato la migliore stagione della mia carriera (24 gol). Sono tornato qualche anno fa per la festa ed è stato un trionfo».
Il parallelo tra questa stagione e quella del 2002-2003?
«Ci sta, ma credo e mi auguro che il finale sia migliore. Il parallelo riguarda la coppia di attaccanti. Che a questi livelli fa la differenza».
Conosce Donnarumma e Lapadula?
«Li ho visti qualche volta in televisione. Ma non azzardo giudizi. Sono forti, però. Lo dicono i numeri: hanno realizzato quasi 40 gol in due. Noi, invece, ci fermammo a 35 (24 motti e 11 Pepe, ndr)».
Un parallelo con Motta-Pepe?
«Donnarumma e Lapadula sono due attaccanti che conoscono la categoria. Hanno già fatto gol in Lega Pro. Non sono degli sconosciuti, anche se magari solo quest'anno sono esplosi a certi livelli. Nel 2002 ricordo che io ero al primo anno di C1 e saltai gran parte del ritiro per problemi fisici e Pepe era al primo anno in un club professionistico. E non dovevamo nemmeno essere noi la coppia di attaccanti titolari, c’erano altre punte in organico. Cammin facendo, però, la coppia si è creata ed è esplosa».
Quell'anno che cosa vi è mancato?
«Non lo so, forse siamo arrivati scoppiati ai play off. Forse, c'è mancato qualcosa a livello di esperienza. E comunque quell'anno c'era una concorrenza qualificata: Avellino, Pescara, Sambenedettese e Martina, tutte squadre con giocatori forti. Negli anni la Lega Pro ha perso qualcosa a livello qualitativo. Non lo dico io, ma è una constatazione dell'esistenza».
Il ricordo di quella stagione?
«Abitavo in centro, vivevo la città. Si era creato un feeling speciale tra squadra e tifosi. Quante cene con i tifosi! Quella squadra era entrata nel tessuto cittadino. E poi il Comunale. Ogni domenica era una festa nella bolgia. Ho girato tanti stadi, ma il fascino del Comunale è unico. E io l'ho vissuto».
E’ rimasta la sensazione che Motta poteva fare una carriera migliore.
«Io sono contento di quello che ho fatto. Ma magari avrei potuto fare meglio. Forse, ho fatto la scelta sbagliata al momento giusto...».
Quando ha lasciato Teramo per andare al Bari?
«Proprio così. Ma è acqua passata. Sono contento di quello che ho fatto. E se domenica il Teramo va in B farò festa anch’io, forza Teramo!».(r.c.)
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